16 Dicembre 2011

Stop alle "classi pollaio"

Stop alle "classi pollaio"

Stop alle "classi pollaio". Il ministero dell’ Istruzione è stato costretto dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto la class action promossa dal Codacons, a redigere e pubblicare il Piano nazionale per la messa in sicurezza delle scuole italiane. Si tratta di un elenco che individua oltre 1.050 istituti scolastici dislocati in regione (un centinaio a Padova), le cui aule sono "classi pollaio", ossia non possono ospitare numero eccessivo di studenti rispetto alle dimensioni delle stesse aule. Per essere aula pollaio è necessario che vi siano queste condizioni: classi formate con più di 25 alunni; classi formate in aule con dimensioni inferiori a 45 mq netti (48 per le superiori) più 2 mq netti per ogni persona presente in aula diversa dall’ alunno (insegnante di sostegno, esperto esterno, compresenza, ecc) e con numero di alunni superiori ai 25; classi formate con qualsiasi numero di alunni ai quali non viene garantito l’ indice minimo di 1,80 mq netti procapite (materne, elementari e medie) e di 1,96 mq netti procapite per le superiori; classi formate da più di 25 alunni in aule con superficie inferiore ai 45/50 mq netti. «Ora questi istituti scolastici – sottolinea Codacons – non possono assolutamente superare il numero di alunni indicato dalla legge pre-riforma Gelmini, e dovranno essere messe in sicurezza al più presto. Non solo: sulla base di questo elenco i precari della scuola del Veneto possono sperare di non essere licenziati a causa dell’ aumento di alunni per classe e conseguente contrazione dell’ organico, e possono mobilitarsi per ottenere il contratto di lavoro a tempo indeterminato. In tal senso si è espresso anche il Tribunale di Trieste, che ha accolto il ricorso di alcuni insegnanti precari, condannando il Ministero dell’ Istruzione a ricostruire la carriera dei ricorrenti e corrispondere a tali docenti le differenze retributive maturate per effetto della ritardata assunzione. «Siamo soddisfatti per essere riusciti a costringere il Ministero a emanare il Piano di messa in sicurezza delle scuole – afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – ma non ci piace il fatto che questo piano abbia un tempo di realizzazione di 10 anni, e continueremo a lottare perché le scuole dei nostri figli siano sicure e perché sia garantita l’ occupazione ai docenti».
 

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