“Stop alle aule-pollaio” via libera alla class action
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fonte:
- Il Messaggero
ROMA No alle classi pollaio, no alle aule super affollate. Il Consiglio di Stato bacchetta il ministero dell’ Istruzione e chiede un piano per l’ edilizia scolastica ad hoc visto che, da quando il governo è in carica, è stata spostata verso l’ alto l’ asticella del numero limite di alunni per classe. Con le nuove regole, alle medie e alle superiori, si può arrivare fino a 30 ragazzini per aula e troppo spesso le scuole hanno locali inadatti per ospitare classi tanto affollate. Il Tar del Lazio si era già espresso in merito in seguito ad un ricorso collettivo, una class action, avviata dal Codacons. Il Miur aveva fatto appello al Consiglio di Stato. Ma i giudici di Palazzo Spada hanno dato ragione ai ricorrenti dando l’ ok alla class action. Il ministero, a questo punto, assicura che il piano per l’ edilizia scolastica richiesto sarà emanato «al più presto». Da tempo, spiegano dal dicastero, «sono in corso gli accertamenti necessari». Il Piano sarà completato e sottoposto alla firma dei ministri competenti, quello dell’ Economia e dell’ Istruzione. Poi sarà il ministero delle Infrastrutture a dover gestire i fondi stanziati dal Cipe per il finanziamento degli interventi di edilizia scolastica, mentre le Province e i Comuni dovranno realizzare tutti gli interventi necessari per adeguare gli immobili che ospiteranno le scuole. Le classi troppo affollate, secondo il ministero, sono solo lo 0,4%. un dato più volte ripetuto dal ministro Gelmini, il che fa, comunque, tradotto in cifre tonde, 1.500 aule dove gli alunni stanno stretti stretti. E sulla questione dell’ edilizia scolastica anche il Pd vuole vederci chiaro. Per questo oggi lancerà formalmente, durante un convegno, la richiesta di una commissione d’ inchiesta sulla questione dell’ edilizia scolastica. In Italia, denuncia il partito di opposizione, «due edifici scolastici su tre non sono a norma di legge. Solo il 46% delle scuole ha il certificato di agibilità statica, contro il 98% della Germania, il 93% della Francia, il 92% dell’ Inghilterra e il 53% dell’ Albania». RIPRODUZIONE RISERVATA.
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