13 Marzo 2008

Stop alla diminuzione del prezzo del pane

Stop alla diminuzione del prezzo del pane
Assemblea dei panificatori all`Ascom, bloccata la proposta di Sabbadin e associazioni


Ormai è ufficiale: sia a Pasqua che dopo, il prezzo del pane non diminuerà. La crociata per venderlo a 2,70 euro al chilo, portata avanti dal sindacato panificatori coordinato da Gino Federico Sabbadin e avallata dall`Adusbef e dal Codacons, è stata già sconfitta. Ieri pomeriggio circa 50 panificatori (in tutto 300 iscritti) si sono riuniti nella sede dell`Ascom e tutti insieme hanno ribadito che il pane continuerà a costare, a Padova, da 2,20 a 4,10 euro al chilo (dati ministeriali recepiti dall`Istat) perché i costi di produzione e di gestione sono cresciuti a dismisura, dal prezzo della farina (più 103%) a quello dell`energia elettrica (più 33%). Anzi alcuni panettieri hanno anche detto che se, come gli economisti prevedono, i prezzi del greggio e della farina continueranno a crescere, non possono escludere ulteriori aumenti. L`assemblea dei panificatori era coordinata da Fernando Zilio, Luca Vecchiato e Eddy Jerian. Questi ultimi sono, rispettivamente, presidente regionale e nazionale della categoria. Tutti e tre gli interventi dei relatori sono stati a muso duro. “Siamo stanchi di quelli che sparano a raffica contro i commercianti – ha detto il presidente dell`Ascom -. La cosiddetta guerra dei fornai è una bufala. Anche nella Spagna di Zapatero il pane è aumentato del 29%. I panificatori non potranno mai vendere il pane sottocosto“. Pungente anche l`intervento di Vecchiato. “Secondo Sabbadin, in provincia di Padova ci sarebbero solo 16 fornai onesti e tutti gli altri 250 sarebbero ladroni – ha affermato il presidente regionale -. Gli aumenti, che non sono per niente eccessivi, sono stati decisi non da noi, ma dalla crescita dei costi del personale, della farina e della corrente elettrica. Magari potessimo vendere il pane a un prezzo inferiore: faremmo più affari e vinceremmo la concorrenza spietata che ci fa il pane industriale, che non è certo buono come quello artigianale“. Sintetico ma pure significativo il giudizio del triestino Jerian. “Il panificatore è un normalissimo imprenditore – ha sostenuto il presidente nazionale – che ha tutto l`interesse a coniugare qualità e prezzo. Se non può vendere il pane a un prezzo inferiore è solo perché non ci sono i già stretti margini di guadagno per farlo. Non caso in tante città molti panifici hanno chiuso bottega“.

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