26 Gennaio 2019

Stop ai telefonini in classe. Finalmente due proposte di legge di forza italia e lega

BRUNELLA BOLLOLI Piange il telefono, in classe. Un emendamento depositato alla Camera dal Carroccio, insieme a una proposta di legge dell’ ex ministra e capogruppo di Forza Italia, Maria Stella Gelmini, a cui si è accodata un’ altra pdl della deputata della Lega, Giorgia Latini, vuole reintrodurre il divieto assoluto dei cellulari a scuola non solo per gli alunni, ma anche per i professori i quali, una volta entrati in istituto, dovrebbero lasciare i telefonini in presidenza e per le chiamate di emergenza far riferimento alla segreteria. La notizia, anticipata dal Messaggero, ha subito riacceso il dibattito tra favorevoli e contrari e rischia di aprire un altro fronte nel governo tanto più che le proposte in questione arrivano dal centrodestra, mentre il ministro dell’ Istruzione, Marco Bussetti, fa sapere di essere invece d’ accordo con l’ utilizzo dei device (dispositivi elettronici) in classe «purché siano per fini didattici» e non per il cazzeggio. Ma come si fa a stabilire quando sono effettivamente solo per l’ uso scolastico e non, invece, per seguire sui social i beniamini dello sport o l’ ultima puntata di una serie tv? «Ho fiducia nei nostri studenti», aggiunge Bussetti, «e penso che i telefonini a scuola non debbano esserci, ma se venissero utilizzati in una didattica innovativa, ben vengano. L’ importante è non usarli in maniera distorta». Parole che hanno scatenato le ire del Codacons: «Siamo pronti ad impugnare nelle sedi opportune», ha tuonato il presidente Carlo Rienzi, «qualsiasi provvedimento che autorizzerà l’ utilizzo dei telefonini nelle aule». I consumatori, poi, si appellano a un possibile «fronte sanitario», considerati i rischi connessi all’ uso dei telefonini, dal punto di vista sia mentale che fisico, e tirano in ballo i dati dell’ Oms, che ha classificato gli smartphone come «prodotti a rischio cancerogeno». Vittorio Sgarbi è di tutt’ altro avviso: «Trovo retrograde le proposte che vogliono vietare il telefonino a scuola. È proprio grazie alla tecnologia che si ha accesso a sterminate banche dati su diversi ambiti della conoscenza umana. Per la salute? Non c’ è alcun pericolo». Il dibattito è partito in commissione Cultura alla Camera dove si sta studiando un testo che reintroduca l’ insegnamento dell’ educazione civica nella scuola primaria e secondaria. Relatrice sarà la leghista Colmellere. Il testo guida predisposto da Massimiliano Capitanio (Lega) sarà integrato dalle proposte di maggioranza e opposizione tra cui quella, appunto della Gelmini che auspica «l’ introduzione nelle scuole dell’ insegnamento alla cittadinanza attiva, compresi i valori della legalità, della partecipazione e della solidarietà». DA FIORONI ALLA FEDELI La vicenda telefonini era già balzata alle cronache un anno fa quando l’ ex titolare di viale Trastevere, la Pd Valeria Fedeli, ribaltando la direttiva di uno dei suoi predecessori, Beppe Fioroni, aveva detto sì all’ utilizzo degli smartphone in aula, non senza attirarsi critiche. La Fedeli aveva voluto superare il divieto imposto da Fioroni nel 2007, quando esistevano solo i cellulari, quindi in pratica si bandivano solo le telefonate, mentre oggi gli studenti possiedono i telefonini intelligenti che sono veri e propri computer portatili. Nel testo di Fioroni si stabiliva anche che «la violazione di tale divieto configura un’ infrazione disciplinare rispetto alla quale la scuola è tenuta ad applicare sanzioni». Il Garante per la privacy aveva completato l’ opera e, insomma, la direttiva del 2007 aveva fatto da apripista in Europa, visto che la Francia un anno dopo di noi aveva applicato la medesima misura anti cellulare. Adesso, oltre agli alunni, sarebbero anche i professori ad essere toccati dal provvedimento che intende diventare legge, ma che non incontra unanimità di vedute. Antonello Giannelli, presidente nazionale dell’ Anp, l’ associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola, dichiara ad esempio di essere contrario ad una legge che valga per tutti. «È rimesso alle singole scuole, in autonomia, di rivedere semmai, il regolamento d’ istituto. Ma certo non possiamo vietare che i telefonini entrino in classe: non è che possiamo perquisire gli alunni, né avremmo lo spazio per tenere in luogo protetto, che so, mille apparecchi». In realtà, ha chiarito il ministro Bussetti, «in discussione alla Camera c’ è un provvedimento sull’ insegnamento dell’ educazione civica». Come dire: i cellulari sono solo un aspetto della questione. IL PEDAGOGISTA «I telefonini a scuola per me non devono avere cittadinanza», taglia corto Daniele Novara, professore e pedagogista, autore di numerose pubblicazioni sul tema nonché fondatore e direttore del Cpp, il Centro PsicoPedagogico per l’ educazione e la gestione dei conflitti. «Gli smartphone sono strumenti di disattenzione di massa. Anziché concentrarsi sul lavoro di squadra, gli alunni perdono tempo su certi orribili videogiochi con il risultato che l’ apprendimento subisce interferenze e viene compromesso. La scuola deve mettere in sicurezza i ragazzi ed evitare che, almeno in classe, si trastullino con tali aggeggi». riproduzione riservata Allo studio a Montecitorio un provvedimento per bandire i dispositivi elettronici dalle classi.

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