6 Giugno 2003

«Stop ai nuovi elettrodotti»

«Stop ai nuovi elettrodotti»

Con il sì i privati possono non concedere i terreni

AMBIENTE 80 km quadrati di tralicci





MESTRE. Sul secondo quesito referendario, la proposta di abrogare la servitù coattiva per l`installazione di nuovi elettrodotti in vigore dal 1933 e recentemente ampliata col decreto Gasparri alle antenne di telefonia, nei dibattiti finora si è sentita una unica voce. Quella del si, espresso da associazioni dei consumatori e ambientalisti che hanno tramutato la battaglia urbanistica per impedire il passaggio incondizionato delle linee ad alta tensione in una offensiva al dilagare dell`elettrosmog. Il fronte del dissenso esiste, rappresentato dai gestori elettrici, ma non esce allo scoperto. Nella nostra provincia, secondo studi di Ca` Corner, erano un paio d`anni fa 80 i chilometri quadrati vietati alla residenza per la presenza di tralicci dell`alta tensione. Un dato diminuito dopo le recenti disposizioni che hanno ristretto le fasce di rispetto. Ancora oggi gli elettrodotti impediscono di edificare il nuovo campo nomadi di via Vallenari e alcuni Piani di edilizia economica popolare nella terraferma mestrina. Venti i siti sensibili (scuole e parchi pubblici) in provincia, quattro solo a Mestre. Chi ha la sfortuna di vivere a fianco di un elettrodotto fatica a vendere la propria abitazione che perde anche il 50% del valore originario. «Bonifiche dei siti sensibili e trattative per l`interramento delle linee elettriche sono di fatto bloccate mentre il decreto Gasparri tramuta tutte le possibili fonti di elettrosmog in opere di interesse nazionale dando un potere enorme ai gestori», spiega l`assessore provinciale Ezio Da Villa, tra i fautori del si. Il problema è particolarmente sentito a Campalto (dove ai tralicci si aggiungono le antenne Rai), a Fusina (da dove partono molti elettrodotti), alla scuola Baracca di via Bissuola o alla Kolbe di Altobello. Ma il comitato promotore del referendum aggiunge anche al conto le 281 antenne di telefonia previste nel nostro Comune. «Una vittoria del si al referendum comporterebbe – spiega l`ecologista Michele Boato, sulla base dei pareri degli avvocati del Codacons – effetti anche sulle antenne per le quali è stata introdotta la servitù coattiva. Ci vorrà del tempo a far passare questa tesi ma per noi così». E Boato segnala un altro motivo di mobilitazione generale. «A Venezia non se ne parla ma l`elettrodotto Lienz-Cordignano passerà per Marghera e si collegherà a Fusina. Un latro elettrodotto, inutile vista la sovrabbondanza di linee. Votare si significa battersi contro la minaccia di un altro elettrodotto, da 380 kilowatt, sopra le nostre teste».

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