10 Aprile 2010

Stop a un’ altra carta di credito “Valide quelle in circolazione”

ROMA – TRE STOP e si scatena un terremoto. Dopo il no di Bankitalia ad American Express e Diners a emettere nuove carte di credito, ieri è stata la volta di Fiditalia (del gruppo francese Société Générale) a cui è stata negata l’ emissione della carta di credito Eureka. Una precisazione, però, si impone: tutte le carte di credito in circolazione continuano a essere valide. L’ Antitrust si è precipitata a fare sapere che ora farà la faccia feroce «per dare soddisfazione alle denunce che ci arriveranno», anche se il presidente, Catricalà, ha tenuto a sottolineare che l’ authority ha «già chiuso sette istruttorie su 15 società che hanno portato a multe per 3,15 milioni di euro». TUTTE le associazioni dei consumatori (da sempre sospettose sulle carte di credito) sono sul piede di guerra, tanto che Codacons e Adusbef hanno annunciano che si faranno promotrici di class action (azione collettiva) contro le società che «hanno causato danni con interessi usurari ai loro clienti». I possessori di quasi 70 milioni di carte (di credito, di debito, bancomat, prepagate, ecc…) sono sconcertati. Lo sconquasso è stato tale da spingere American Express ad assicurare per iscritto i clienti che le sue «carte di credito continuano a essere regolarmente accettate», che la società è «a completa disposizione per qualsiasi informazione o chiarimento» rivolgendosi «al numero di telefono indicato sul retro della carta». Diners sin da subito aveva messo le mani avanti spiegando che Bankitalia gli ha mosso solo rilievi sul funzionamento dei sistemi informatici. IL CONFRONTO che si è alzato, però, mette in luce altri punti «nebulosi» del denaro di plastica che circola in Italia. I principali sono tre, secondo i rilievi emersi. Il primo è che l’ uso delle carte potrebbe essere un canale per il riciclaggio del denaro sporco. Il secondo vale soprattutto per le carte di debito (revolving): con le rate a debito possono pagarsi, quasi senza accorgersene, interessi superiori a quelli d’ usura (oggi il 26,5% per prestiti fino a 5mila euro e 19,51% oltre i 5mila euro). Il terzo si riferisce alla miriade di regole e di commissioni bancarie che possono scattare quando si utilizza la carta. Le trappole possono essere tante. Basti pensare alle sorprese sgradevoli in cui si può incorrere se si usa un bancomat all’ estero. IN ITALIA il «denaro di plastica» si usa molto meno rispetto ai paesi più sviluppati. Negli Usa anche il giornale si compra con la carta di credito. Un anno fa l’ Associazione bancaria italiana (Abi) stimò che un uso «americano» delle carte avrebbe fatto risparmiare al nostro sistema creditizio «fino a 1,4 miliardi di euro l’ anno». Se finora l’ uso delle carte di plastica non è stato intenso i motivi sono soprattutto due: a) il costo eccessivo rispetto agli altri paesi; b) la nebulosità di condizioni e contratti in cui è difficile orizzontarsi. E’ ANCHE vero, però, che proprio l’ uso ridotto delle carte ha evitato agli italiani di indebitarsi in modo eccessivo. Cosa quest’ ultima che ha creato molti problemi in paesi come Usa o Inghilterra. Ora la mossa della Banca d’ Italia ha il pregio di avere portato alla ribalta i problemi. La speranza è che serva a fare chiarezza nell’ interesse di tutti, dai consumatori alle società che gestiscono le carte di credito.

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