19 Luglio 2012

Stipendio del dg Rai intesa con polemiche

Stipendio del dg Rai intesa con polemiche

 DA ROMA GIANNI SANTAMARIA L a nuova architettura di casa Rai ha un problema al tetto. Quello degli stipendi. La paga del nuovo amministratore delegato, Luigi Gubitosi, infatti, fa sollevare subito un vespaio. L’ amministratore di viale Mazzini, tra parte fissa e indennità variabile, pare che guadagnerà 650mila euro all’ anno. E, altro elemento che ha innescato la furiosa polemica, sarà a tempo indeterminato. A far discutere è il fatto che la remunerazione sia ben al di sopra del limite fissato dal governo per i manager pubblici, 294mila euro lordi (l’ assegno che spetta ogni anno al primo presidente della Corte di Cassazione). In realtà questo riguarda gli alti gradi dell’ apparato statale. Non delle imprese che ad esso in vari modi fanno capo e dove gli stipendi sono spesso assai più alti di quello stabilito per Gubitosi (si pensi ai circa un milione e un milione e mezzo che vengono accreditati rispettivamente agli ad di Ferrovie e Poste). A poco, però, sono valse le precisazione dell’ azienda radiotelevisiva di Stato, secondo la quale la parte fissa sarà «sensibilmente inferiore » a quella dei predecessori di Gubitosi. Si parla di 400mila euro rispetto ai 500mila di Lorenza Lei. Ma l’ ammontare sarà comunque di 650mila, con 250mila euro di parte variabile. Sarebbe questa l’ intesa raggiunta ieri e comunicata nella prima riunione del cda da Anna Maria Tarantola. Si è discusso anche l’ affidamento a presidente e dg del potere di nomina dei dirigenti di primo e secondo livello delle direzioni non editoriali (esclusi quindi Tg, Gr e simili). Un ‘lodo’ del consigliere Udc Rodolfo De Laurentiis avrebbe evitato la velata ipotesi di dimissioni del presidente Tarantola e a seguire dello stesso Gubitosi. La bozza di delibera definisce i maggiori ambiti di intervento del presidente e allo stesso tempo le competenze del cda in fatto di nomine. Oggi nuova riunione del Consiglio per chiudere l’ operazione. Dopo il complesso iter che ha portato alla nomina dei nuovi vertici, c’ è dunque materia per i malumori della politica. Ma anche della società civile. Sul compenso a Gubitosi parte lancia in resta Roberto Giachetti del Pd: «Ma non c’ era un tetto a 300mila per manager pubblici? Approfondiamo». Già. La questione non è semplice. Il tetto agli alti burocrati di Stato era stato deciso a dicembre con il decreto Salva Italia. E reso esecutivo a marzo – utilizzando il già citato parametro dell’ alta magistratura – dal ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi. Ma le altre aziende statali, tra le quali la Rai, dipendono dal Tesoro, cioè dal ministero dell’ Economia. Che avrebbe dovuto risolvere la questione entro il 31 maggio, applicando parametri ai compensi commisurati al tipo e alla grandezza dell’ azienda. Ma la data è passata. Molti commentatori, dunque, glissano sugli aspetti contrattuali. Giudicano, comunque, inopportuna una cifra del genere in tempi di crisi. Parla di «passo falso» Matteo Orfini, responsabile Cultura e informazione del Pd. Retribuzione e modalità contrattuale «appaiono ancor più incredibili in una fase in cui al Paese si chiedono sacrifici», aggiunge Orfini. Anche in Rai «vige la regola matematica che invertendo l’ ordine degli addendi la somma non cambia», dichiara il capogruppo dell’ Italia dei Valori in Vigilanza Rai, Pancho Pardi. Anche il responsabile Informazione della Lega Nord, Davide Caparini, va giù duro. Preconizza che Gubitosi «tra poco andrà a infoltire le file dei tanti dirigenti con mega compensi e nessun lavoro da svolgere ». Questa è stata dunque «l’ ennesima occasione persa» per far partire, proprio dalla Rai, la spending review. Il collega di partito Massimo Garavaglia annuncia un emendamento proprio al decreto sulla spesa, perché «l’ esclusione dal tetto per l’ azienda pubblica radiotelevisiva non ha motivo di esistere». Mal di pancia anche nel Pdl, dopo che il consigliere Antonio Verro si è astenuto sulla nomina di Gubitosi. Protestano, infine, anche i sindacati Cgil e Ugl. Mentre il Codacons definisce il contratto incostituzionale e annuncia denunce a Corte dei Conti e procura di Roma. Oltre a un’ aggiunta sul caso specifico al ricorso già presentato al Tar contro le nomine Rai. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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