28 Giugno 2011

Stipendi fermi, più lenti del carovita

Stipendi fermi, più lenti del carovita
 

Stipendi fermi a maggio, più lenti del caro-vita e su un livello che sarà probabilmente, secondo le proiezioni dell’ Istat, quello che registreremo anche alla fine dell’ anno. L’ andamento delle retribuzioni contrattuali comunicato dall’ istituto di statistica non accenna infatti a segnare un recupero: la dinamica annua è rimasta stabile all’ 1,8%rispetto allo stesso mese del 2010, in presenza di un tasso d’ inflazione in crescita del 2,6%. E’ vero che il dato sull’ andamento delle retribuzioni è in ripresa dai minimi toccati lo scorso ottobre (era all’ 1,5%) ma resta di oltre un punto al di sotto della media degli ultimi 5 anni. Nei primi cinque mesi dell’ anno le retribuzioni sono cresciute del 2%e gli aumenti più consistenti e sopra la media riguardano tutti il settore privato: tra questi i tessili (4,1%), i militari (4%), le forze dell’ ordine (3,7%) e i vigili del fuoco (3,4%). A fine maggio erano in vigore 42 contratti nazionali collettivi, validi per 8,5 milioni di dipendenti (65,3%). In particolare, nel settore privato è in vigore l’ 81,8%dei contratti con quote molto differenziate per attività economica: la copertura è del 100%per l’ agricoltura, del 94,6%per l’ industria e del 67,6%per i servizi privati. A partire da gennaio dello scorso anno tutti i contratti pubblici sono invece scaduti a causa del blocco delle procedure contrattuali e negoziali r e l a t i v e a l t r i e n n i o 2010-2012. I consumatori del Codacons sostengono come «ormai sia dal 2002 che gli stipendi e le pensioni restano al palo, mentre i prezzi, le tariffe e le imposte continuano ad aumentare» . «Fino a che le retribuzioni continueranno a perdere potere d’ acquisto – prosegue l’ associazione- è di tutta evidenza che i consumi continueranno a crollare. Sarebbe quindi una scelta sciagurata quella che il governo si appresterebbe a fare giovedì, ossia congelare ancora per un anno il contratto dei pubblici dipendenti» . In questo quadro è una magra consolazione ricordare che venerdì scorso il dato sulle vendite al dettaglio in aprile aveva segnato un microscopico segnale positivo, con un aumento dello 0,4%mensile e del 2,5%annuo (era negativo a marzo). Di tutto si tratta meno che di un segnale sui consumi, visto che i dati sono in valore, inglobano l’ andamento dei prezzi e segnalano dunque un andamento stagnante del commercio.

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