Stipendi fermi. Come 30 anni fa Lavoro, meno potere ai giudici
Olivia Posani ROMA SI TORNA a parlare di articolo 18 e ricominciano le fibrillazioni dentro la «strana maggioranza» di Mario Monti. Succede quando Maurizio Castro (Pdl), relatore della riforma del mercato del lavoro annuncia che il governo «presenterà emendamenti di aggiustamento» alla normativa sui licenziamenti disciplinari ed economici. La giornata non è delle migliori per rimettere in discussione un capitolo che tocca nervi scoperti per i lavoratori: l’ Istat ha appena certificato che la crescita degli stipendi è ai minimi dal 1983, un balzo indietro di quasi trent’ anni dovuto al fatto che a marzo le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate dell’ 1,2%, mentre l’ inflazione è cresciuta del 3,3% su base annua. Insomma, siamo sotto di 2,1 punti. Secondo i calcoli di Federcosumatori e Adusbef il divario comporta una perdita di 640 euro annui. Il Codacons dice che per una famiglia di tre persone l’ aggravio sarà di 720 euro. MA TORNIAMO all’ articolo 18. Castro spiega che Pdl e Pd non hanno presentato modifiche all’ articolo 18 in commissione Lavoro del Senato per coerenza con l’ accordo politico siglato nel vertice di maggioranza con Monti. Per questo, insiste, sarà il governo a intervenire. L’ esponente del Pdl parla di 2 emendamenti. In realtà al ministero del Lavoro stanno lavorando a una sola modifica relativa ai licenziamenti disciplinari condivisa da tutti (Pd e sindacati compresi). La parte sui licenziamenti economici, spiegano i collaboratori di Elsa Fornero, non cambia, per quelli disciplinari occorre invece correggere un «errore materiale». In sostanza quando è stato scritto il testo si pensava che la norma riguardasse anche gli statali, che con la riforma Brunetta sono regolati per legge, mentre i lavoratori dipendenti sono regolati dal contratto collettivo. Visto che agli statali non verrà applicato il nuovo articolo 18, dal testo va tolto il riferimento alla «previsioni della legge». Già da tempo la Confindustria fa notare che senza questa modifica il giudice avrebbe una eccessiva discrezionalità nel decidere sul reintegro. Su questo, come si diceva, c’ è il via libera anche del Pd, che invece definisce una «bufala, l’ intenzione di mettere mano ai licenziamenti economici. In serata arriva la presa di posizione dell’ ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano: «Abbiamo sentito alcune voci che dicono che l’ esecutivo si appresterebbe a emendare anche il tema dei licenziamenti. Si tratta di una scelta delicata che, se effettuata, non può assolutamente mettere in discussione l’ equilibrio raggiunto e soprattutto indebolire la posizione dei lavoratori». Il Pd, per bocca del relatore Tiziano Treu spiega che presenterà 70 emendamenti per migliorare la flessibilità in entrata, cosa che farà anche il Pdl. Treu aspiega che gli emendamenti punteranno soprattutto a «non ostacolare i lavoratori autonomi» cioè a lasciare intatte le vere partite Iva penalizzando solo quelle false (che nascondono rapporti subordinati) e a definire i salari di base degli autonomi «per evitare che l’ incremento contributivo si scarichi sulla retribuzione netta». DI CERTO c’ è che sulla riforma sono piovute 800 richieste di modifica (300 Pdl, 150 Pd, 125 Lega, 145 Idv) e che il voto della commissione sulle richieste di modifica inizierà dopo il 2 giugno. Insomma, se ne riparlerà ad elezioni amministrative chiuse.
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