Stipendi fermi: a maggio si è replicato
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fonte:
- i-dome
Si dirà, con tutte le persone che lo stipendio nemmeno lo ricevono è già un lusso sapere che quelli che lo percepiscono non lo vedono diminuire, ma è una magra soddisfazione.
A rendere l’estate amara un po’ a tutti è l’Istat, che indica che le retribuzioni negli ultimi 12 mesi sono cresciute dell’1,8%, un aumento troppo debole per agganciare l’inflazione, salita nello stesso mese al 2,6%. Rispetto ad aprile la variazione congiunturale da quasi inesistente (+0,1%) diventa nulla (0,0%), mentre sul piano tendenziale l’Istat certifica una piena stabilità (+1,8% ad aprile e a maggio). È così da nove mesi che i salari non riescono ad affacciarsi sopra l’inflazione.
L’aumento medio, però, nasconde le forti oscillazioni che si riscontrano passando da un settore all’altro. Si va dai netti rialzi annui registrati da tessile (4,1%) e militari-difesa (4,0%), ai modesti aumenti di ministeri, scuola, regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale (+0,3% in tutti e quattro i casi).
Sul fronte dei contratti, alla fine di maggio i dipendenti in attesa di rinnovo sono il 34,7%. In media, l’attesa di rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto e’ di 17,1 mesi. I contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica corrispondono al 65,3% degli occupati dipendenti e al 60% del monte retributivo osservato.
In particolare, nel settore privato è in vigore l’81,8% dei contratti monitorati con quote molto differenziate per attività economica: la copertura è del 100% per il settore agricolo, del 94,6% per l’industria e del 67,6% per i servizi privati. Mentre a partire da gennaio 2010 tutti i contratti della pubblica amministrazione sono scaduti a causa del blocco delle procedure contrattuali e negoziali relative al triennio 2010-2012.
Per il Codacons dai dati dell’Istat sulle retribuzioni contrattuali a maggio emerge come "ormai sia dal 2002 che gli stipendi e le pensioni restano al palo mentre i prezzi, le tariffe e le imposte continuano ad aumentare". "Fino a che le retribuzioni continueranno a perdere potere d’acquisto è di tutta evidenza che i consumi continueranno a crollare", continua il Codacons in una nota, quindi, "sarebbe una scelta sciagurata quella che il governo si appresterebbe a fare giovedì, ossia congelare ancora per un anno il contratto dei pubblici dipendenti".
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