16 Febbraio 2005

Stipendi d?oro, Siae sotto inchiesta

Nel mirino alcune delibere del 2003. Rienzi (consumatori): «Compensi esagerati, sperpero di denaro pubblico»

Stipendi d?oro, Siae sotto inchiesta
La Procura di Roma convoca il presidente Migliacci dopo un esposto del Codacons

ROMA – E ora la Siae finisce sotto inchiesta. Stamattina il pubblico ministero Marcello Cascini della Procura di Roma ha convocato il presidente della Società degli Autori e Editori, sulla quale è stato aperto un fascicolo sulla base di un nuovo esposto del Codacons. Sotto accusa, questa volta, sono alcune delibere del 2003 (in particolare quella che fissa i compensi del cda), l?elezione del presidente Franco Migliacci, gli investimenti effettuati. L?associazione dei consumatori si è costituita parte offesa, chiede la «restituzione con gli interessi» dei compensi contestati, il blocco dei fondi della Società. E la nuova bufera, che segue l?azzeramento del Cda da parte del Consiglio di Stato, successivamente rieletto tra le contestazioni dell`assemblea (con polemica uscita dall?aula di Gino Paoli e dei soci dell?Uncla, cioè l?80 per cento della musica italiana), scoppia proprio nel momento in cui Camera e Senato devono esprimersi sull?elezione di Migliacci che dovrebbe poi essere ratificata dal Presidente della Repubblica.
«La nostra è una battaglia condotta in nome della trasparenza e della gestione democratica della Siae», spiega l?avvocato Carlo Rienzi, presidente del Codacons, che da due anni tiene sotto tiro la Società in seguito alle denunce di Celentano e del produttore Lucisano. Lancia in resta, Rienzi chiarisce le nuove accuse: «La legge attribuisce al ministro dei Beni Culturali il diritto di fissare i compensi di presidente e consiglieri, eppure il 17 settembre del 2003 il cda ha approvato una delibera che prevede per il presidente 200.000 euro all?anno, 70.000 a ciascun consigliere più indennità varie: sono cifre esagerate, determinate illegittimamente».
Gli investimenti? Il Codacons accusa la Siae di aver «sperperato» il denaro pubblico e stamattina depositerà in Procura uno studio tecnico che, comparando i rendimenti offerti da diverse banche, dovrebbe provare «che la Società ha perso in un anno 900.000 euro», mentre Rienzi adombra «legami discutibili» tra un istituto di credito e un esponente della Società.

Per provare poi l?«inadeguatezza» di Migliacci, il Codacons rivanga una vecchia vicenda giudiziaria che vent?anni fa portò all?arresto del maestro per il suo rapporto con un?aspirante cantante minorenne: ma il Tribunale Penale decise il ?non doversi procedere? per tardività della querela. Rienzi ha rievocato l?episodio la settimana scorsa nell?audizione alla commissione Cultura del Senato, sollecitando il parere negativo su Migliacci: «Secondo noi», afferma l?avvocato, «non ha i requisiti morali per fare il presidente».

Ma il presidente respinge le accuse. «Abbiamo agito nella piena legalità», dice Migliacci. «Per quanto riguarda la delibera sui compensi del cda, ricordo che tre dei nove consiglieri sono di nomina governativa: se fossero state commesse delle irregolarità, sarebbero stati i primi a denunciarle». Migliacci non vuole sentir parlare nemmeno di sperperi: «L?anno scorso la Siae ha semmai risparmiato molti soldi», assicura. «Tirare poi in ballo certi miei fatti personali che vent?anni fa mi procurarono tanto dolore, e per i quali non ho subito alcuna condanna, mi ferisce e mi indigna».

La parola passa alla Procura e al Parlamento. Intanto, tra una bufera e l?altra, qualcuno (Codacons, Mogol) chiede il commissariamento della Siae. «Potrebbe essere l?unica via», sostiene Rienzi, «per superare la crisi».

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