29 Dicembre 2006

Stipendi d`oro Dalla Rai (cinque indagati) l`inchiesta si allarga ai manager pubblici

Roma. I consiglieri di amministrazione della Rai Giuliano Urbani e Marco Staderini, indagati per abuso d`ufficio, sono stati interrogati ieri dal magistrato romano che indaga sui cosiddetti “stipendi d`oro“ nelle aziende pubbliche, un procedimento partito dopo la denuncia pubblica di un servizio della giornalista Giovanna Burzier per la popolare trasmissione di Rai3 Report. Ma l`inchiesta del pubblico ministero Adelchi d`Ippolito, sulla nomina dell`ex direttore generale di viale Mazzini, Alfredo Meocci, avanza faticosamente. E questo ciclo d iinterrogatori si è risolto in un rimpallo di responsabilità tra i cinque componenti del Consiglio di amministrazione della Rai (di nomina Cdl), indagati per l`ipotesi di reato di abuso d`ufficio, e l`ex titolare del dicastero dell`Economia, Domenico Siniscalco. Staderini è stato sentito per poco meno di un`ora. Più lungo l`atto istruttorio che ha riguardato Urbani, sentito per poco meno di due ore. I due sono indagati insieme ai consiglieri Angelo Maria Petroni, Giovanna Bianchi Clerici e Gennaro Malgieri. Tutti votarono il 4 agosto 2005 a favore di Meocci. Voto contrario fu invece espresso dai consiglieri di area centrosinistra, Sandro Curzi, Nino Rizzo Nervo e Carlo Rognoni. Si astenne, nell`occasione, il presidente Claudio Petruccioli. Tutti i cinque consiglieri sotto inchiesta, seppur con sfumature diverse e distinguo, avrebbero spiegato al magistrato che l`ok alla nomina di Meocci (di fatto incompatibile perché già componente dell` Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) venne direttamente dal ministero del Tesoro, azionista di maggioranza della Rai. Meocci si è poi dimesso nel giugno scorso e, proprio a causa della sua incompatibilità, all`azienda pubblica è stata comminata una pesante multa dall`Autorità garante delle comunicazioni. Durante la sua audizione come persona informata dei fatti, l`ex ministro Siniscalco avrebbe invece precisato che il via libera era soltanto di natura politica e non riguardava gli aspetti tecnico-legali della nomina al vertice della Rai di Meocci. Nel pomeriggio è stato poi ascoltato, ma solo come persona informata dei fatti, l`amministratore delegato di Alitalia Giancarlo Cimoli, primo manager che apre il filone dei capitani delle sette aziende che la procura intende sentire, oltre alla Rai, in merito alla questione degli alti emolumenti garantiti ai loro amministratori. Nel 2005, Cimoli avrebbe percepito uno stipendio mensile di oltre 190.000 euro. Nel corso di due ore di colloquio, avrebbe chiarito i criteri di determinazione dei compensi dei manager che lavorano per aziende pubbliche o partecipate dallo Stato, come nel caso di Alitalia. L`inchiesta proseguirà ai primi di gennaio con le audizioni dei manager delle altre aziende coinvolte: oltre ad Alitalia, la Rai, l`Anas, l`Enel, l`Eni, le Fs e Poste Italiane. Prima di Natale, D`Ippolito aveva sentito come persone informate dei fatti l`ex ministro dell`Economia Domenico Siniscalco e l`attuale direttore generale Rai, Claudio Cappon. Il Codacons, in rappresentanza della categoria degli utenti, ha annunciato ieri la sua costituzione come parte civile nell`inchiesta . “Meocci – sostiene il Codacons – era a conoscenza dell`illegittimità del suo incarico. Il Codacons chiederà di acquisire anche la transazione tra la Rai e Meocci, dalla quale sembrerebbe che la rete di Stato abbia caricato su se stessa la multa inflitta all`ex direttore generale“. Multa che, conclude l`associazione, “in nessun caso deve ricadere sulle spalle di chi paga il canone“.

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