16 Gennaio 2018

Stipendi «d’ oro» dei medici? «Ma paghiamo per studio e tasse»

Medici di base sotto i riflettori, in questo periodo di sovraffollamento dei pronto soccorso per il picco dell’ influenza. Da parte del Codacons, ieri è arrivato l’ annuncio di un «esposto alla Regione Lombardia e al Ministero della Sanità affinché intervengano sollecitando la medicina di base a un maggior sforzo nei confronti dei pazienti, dato il particolare momento influenzale, al fine di liberare le strutture ospedaliere a favore di chi ha patologie ben più gravi». E l’ associazione di tutela dei consumatori aggiunge: «Ogni anno, durante il picco influenzale, i pronto soccorso registrano un’ emergenza dovuta all’ affollamento, la quale potrebbe essere evitata con un maggior impiego di personale nel periodo interessato. Ma i medici di base dove sono? Dalle segnalazioni pervenute risulta che quasi tutti ricevono solo su appuntamento oppure che non effettuano visite a domicilio. Ed ecco quindi spiegato il vero motivo del sovraffollamento». Dalle rappresentanze sindacali dei medici di base nei giorni scorsi è stato rimarcato, d’ altro canto, che le cause del sovraffollamento andrebbero trovate altrove e che i medici di base si impegnano in questo periodo come tutti e che «le visite domiciliari a casa, si fanno eccome»: sulla polemica entra anche la questione della remunerazione media dei medici di medicina generale, indicata sui 150 mila euro l’ anno lordi. E su questo, replica il presidente dell’ Ordine dei medici di Bergamo, che è anche medico di medicina generale, Guido Marinoni: «Non si può parlare di stipendio in questi termini – sottolinea – . Faccio il mio esempio: il cedolino mensile che, su base contrattuale, mi viene inviato è di 6.400 euro già decurtate del 25% come acconto tasse, e da questi vanno detratti 2.350 euro al mese per le spese dello studio in cui lavoro, insieme ad altri colleghi, per la gestione e il personale. Quanto resta non è certo uno stipendio da nababbi e oltretutto, noi medici dobbiamo pagare la percentuale restante delle tasse come conguaglio. Respingiamo al mittente anche le accuse di orario di lavoro settimanale limitato: nessuno tiene l’ ambulatorio aperto poche ore al giorno. E i carichi, oltretutto, aumentano: basti pensare per esempio alla nuova modalità di presa in carico dei cronici che ci chiama in causa direttamente. Come ribadisco da tempo il problema, semmai, è che non si pone un freno alla continua emorragia di medici: vanno in pensione e non vengono sostituiti, ma non si aumentano i posti disponibili alle scuole di specialità. Perché Regione Lombardia, che, è vero, ha già contributo con 10 posti in più, non interviene con maggiori finanziamenti?». Ca. T.

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