23 Febbraio 2015

«Stent» scaduti, la Regione sapeva

«Stent» scaduti, la Regione sapeva

Nell’ ultima settimana al centralino del Codacons sono arrivate diverse telefonate di parenti di malati e in alcuni casi direttamente dai pazienti interessati, che nell’ arco compreso tra il 2012 e il 2013 furono ricoverati al reparto di Cardiologia del Cannizzaro e lì operati per l’ installazione di alcuni stent cardiologici. L’ avvocato dell’ associazione, Carmelo Sardella, che ha in mano il fascicolo, ha avviato i primi contatti con alcuni di questi malati che vorrebbero raccontare alcuni episodi che sarebbero accaduti nel reparto. Normale routine in questo momento, ma è anche il segno evidente che la vicenda degli stent scaduti ritrovati nel 2013 al reparto di Cardiologica continua a rimanere al centro dell’ attenione pubblica e sanitaria. Riavvolgendo il nastro degli episodi, tutto sarebbe cominciato nel 2012, quando all’ interno del reparto oggi sotto indagine della Procura che una decina di giorni fa ha sequestrato sei cartelle cliniche ed altri documenti, scoppiò una guerra tra alcuni medici sulle procedure da adottare nell’ Unità operativa. Nel 2013, al suo insediamento, il commissario Paolo Cantaro, venne messo al corrente dello scontro nel reparto e dispose una verifica interna attraverso la direzione sanitaria. Venne così fuori che in Cardiologia c’ erano alcuni stent scaduti e, particolare ancor più importante, che in alcuni casi ci sarebbe il forte sospetto che queste protesi scadute sia no state installate nelle arterie di un numero imprecisato di pazienti: c’ è chi dice 4, chi almeno 6. Inoltre la direzione cominciò a ripercorrere le procedure di acquisto di un consistente quantitativo di mini protesi cardiologiche e, alla fine delle verifiche, dispose l’ invio degli atti in Procura. La prima denuncia dei fatti risalirebbe, quindi, all’ estate 2013 e sarebbe firmata dallo stesso commissario Paolo Cantaro, supportato dal direttore sanitario, Giuffrida. Nei passaggi successivi la direzione sanitaria decise che l’ acquisto di stent doveva assolutamente passare dalla Farmacia dell’ ospedale che così avrebbe monitorato ed evitato che queste protesi potessero scadere. Una decisione, sia per evitare nuovi interventi chirurgici al di fuori delle norme mediche, ma anche per applicare il contratto con le ditte fornitrici che prevederebbe, se condo quanto dichiarato anche dal direttore Giuffrida, la restituzione degli stent scaduti alla casa madre per ottenere i nuovi. Un particolare non di poco conto perché al momento non si conosce se l’ azienda Cannizzaro abbia subito un danno erariale dalla mancata restituzione delle protesi nel frattempo scadute. Nel periodo compreso tra l’ estate del 2013 e il 2014 vennero disposti dalla direzione generale e da quella sanitaria sette procedimenti disciplinari rivolti, sembrerebbe, solo a due medici, gli attori dell’ accesa polemica in Cardiologia che ormai da tempo sarebbe al centro della discussione degli ambienti medici del Cannizzaro e non solo, senza, però, che mai nessuno, abbia adottato provvedimenti decisivi per porvi fine. Nello stesso tempo alla Procura della Repubblica sarebbero arrivati altri esposti. Si parla di cinque, ma su questo particolare non c’ è conferma perché sull’ intera indagine, che potrebbe anche essere divisa in diversi filoni, vige un fittissimo riserbo da parte della Procura. Una di queste denunce dettagliate è quella presentata dal Codacons che nel 2014 dopo aver avuto recapitate diverse lettere con particolari dettagliati, si rivolse alla magistratura, preoccupato per quanto era avvenuto all’ interno del reparto. Tra l’ altro il Coda cons attraverso l’ avv. Sardella, avrebbe avanzato anche il sospetto che alcuni pazienti potrebbero essere stati operati pur non avendone urgente necessità. Un particolare che va al più presto chiarito per la tutela dei pazienti, ma anche dei medici del reparto. «Abbiamo avuto segnalato – ha spiegato l’ avv. Sardella – più di un caso di malati che forse non necessitavano di esse re operati. Tra le carte si parla anche di documenti rilasciati da altri reparti di Cardiologia che attestavano la non necessità di intervenire chirurgicamente». Nel frattempo all’ ospedale il commissario e il direttore sanitario disposero un monitoraggio costante di alcuni pazienti ai quali c’ è il sospetto che siano stati inseriti gli stent scaduti. Da questi esami sarebbe emerso che tutti i pazienti finora non avrebbero comportato alcun problema sanitario. Anche alcuni esperti cardiologi che lavorano al di fuori del Cannizzaro, interpellati, hanno dichiarato che negli Stent medicali scaduti, a scadere è il farmaco che in questo caso potrebbe non avere più l’ effetto di ritardare la formazione di trombi. Quindi gli stent scaduti sarebbero ugualmente idonei. Un particolare importante per la salute dei pazienti, ma resta però in piedi che alla Cardiologia del Cannizzaro, probabilmente per una svista, nessuno si sarebbe accorto di utilizzare materiale scaduto che andava forse ricontrollato rimandandolo alle aziende fornitrici. In queste settimane le voci che girano sono tante. Una di queste sarebbe incentrata sulla direzione generale dell’ ospedale che avrebbe informato già nel 2014 l’ assessorato regionale alla Salute sullo scontro in atto nel reparto e di quant’ altro era avvenuto. Successivamente una relazione sui fatti, sarebbe stata trasmessa anche al Dipartimento osservatorio epidemiologico sempre della Regione.
giuseppe bonaccorsi
 

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