Stangata sulle patenti: si pagherà l’Iva
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fonte:
- Il Resto del Carlino
di STEFANO CHIOSSI MIRCO BARALDI, messa così, sentenza difficile da digerire. «Diciamo pure impossibile. Ho ricevuto la notizia lunedì 2 settembre poco prima della mezzanotte. Da lì a 9 ore è diventata esecutiva: l’ unica cosa che ho potuto fare è stata non chiudere occhio tutta notte». La decisione della Corte di Giustizia dell’ Unione Europea però risale a marzo. «Non mi fraintenda, come coordinatore regionale di Unasca ero a conoscenza della vicenda. Anzi, negli ultimi mesi abbiamo fatto diversi incontri informativi. Ma un conto è parlarne, un altro toccare con mano quanto sta accadendo». Entriamo nel merito. Perché non pagavate l’ Iva? «Banalmente, per una legge statale. Esattamente l’ articolo 10 del decreto 633 del 1972, controfirmato dal presidente della Repubblica riguardo ‘Le operazioni esenti da imposta’. Vedete, le autoscuole sono state classificate al pari di Università, istituti scolastici e nidi: facciamo didattica. E quindi l’ Iva non ci riguardava». Vi definite un’ attività di istruzione quindi. «Lo siamo. D’ altronde quando c’ è in gioco la sicurezza stradale non potrebbe essere altrimenti. Vi faccio un esempio: per conseguire la patente relativa ai camion servono 200 ore di lezione, una bella cifra. Ma vado oltre». Prego. «Diversi stranieri ne approfittano per affinare la lingua, in un contesto, ribadisco, dove è fondamentale padroneggiare al meglio le proprie conoscenze». Dal 1972 nel frattempo sono passati quasi cinquant’ anni. «Arco temporale in cui l’ Agenzia delle Entrare ha ribadito per ben cinque volte la conformità del provvedimento». Primo tasto dolente. «Però è andata proprio così. Una volta incassata la sentenza europea, hanno iniziato a riscuotere, come se nulla fosse. Non basta sapere che da qui in avanti tutti gli utenti dovranno pagare il 22% di Iva sulle patenti; bisognava anche andare a ritroso». Ecco il secondo. Quello da voi ritenuto più grave. «Sì, perché chiedere di riavere l’ Iva indietro a loro dire ‘non corrisposta’ degli ultimi cinque anni è una follia. Non sono andati più a ritroso perché era il periodo limite accertabile, ma presenta conseguenze notevoli». Proviamo a spiegarle attraverso i numeri. «A Reggio ci sono 67 autoscuole, gestite da 18 titolari. Ebbene, facendo due conti, ho calcolato che negli ultimi cinque anni dovremmo versare almeno 1 milione di euro in Iva. La prima tranche entro dicembre (la media sarebbe di 200mila euro anni, ndr). Attenzione: non sono soldi che non abbiamo voluto versare. Sono soldi che semplicemente non erano richiesti. C’ è una bella differenza: in caso contrario passeremmo noi dalla parte del torto, come impostori, quando invece siamo vittime tanto – se non di più – dei clienti stessi». Ecco, i cittadini. Cosa comporta per loro questa sentenza? «La dividerei in due aspetti. Il primo, la retroattività. Abbiamo il dovere di richiedere questo milione abbondante a loro, in caso contrario dovremmo metterli di tasca nostra. Eppure non abbiamo alcun diritto effettivo in tal senso: insomma, ci possono tranquillamente dire ‘no grazie’». E sul futuro? «Aggiungeranno almeno 300 euro in tasse per la patente, superando così i 1.400 (secondo il Codacons, in questo modo arriveremmo ai vertici europei sul costo per l’ agognata tessera rosa, ndr)». Perché la sentenza ha ribaltato la legge statale? «Ci hanno riconosciuto le finalità didattiche. Ma non conformi a quanto richiesto». Verosimilmente, cosa si può limare? «Entrambi credo. Partiamo quantomeno dalla retroattività, anche se per farlo occorre l’ insediamento del nuovo governo. E quindi del ministro delle finanze (Roberto Gualtieri, ndr) fino ai suoi sottosegretari, ovvero i nostri interlocutori. Serve tempo insomma». E nel frattempo… «Auspichiamo di non ricevere cartelle esattoriali. Solo per fare ricorso, bisogna versare una somma: in tutta onestà preferisco non pensarci». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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