26 Febbraio 2011

Stangata libica sulla benzina Effetto domino sui prezzi

Un euro e 536 per la benzina, 1,426 per il gasolio: sono i nuovi listini dell’ Agip ritoccati ieri di ben due centesimi a causa della crisi libica. Per le associazioni dei consumatori è già una stangata da 210 euro a famiglia.

L’ effetto Libia inizia ad abbattersi inevitabilmente sul costo dei carburanti. Ed i prezzi esposti alla pompa sono il primo tassello a cadere in quello che rischia di trasformarsi in un colossale effetto domino capace di far tramontare in pochi giorni ogni velleità di ripresa economica, nei Paesi europei e, soprattutto, in Italia, dove l’ uscita dalla crisi sta già avvenendo a velocità dimezzata rispetto alle altre grandi economie continentali. Troppo importante e a monte di ogni filiera produttiva, il settore dei carburanti, per non condizionare pesantemente l’ intero ciclo economico, specie in una nazione importatrice come la nostra. Le fiammate del petrolio dei giorni scorsi, a loro volta conseguenza dell’ incendio libico, si sono dunque trasferite sui listini, con il prezzo di benzina e diesel di Eni, market leader in Italia, cresciuto in un sol colpo di ben due centesimi al litro. In particolare, il gruppo ha messo mano ai listini per la terza volta nel giro di otto giorni, portando nei distributori Agip la verde a 1,536 euro e il gasolio a 1,426 euro. In questo modo, in poco più di una settimana i prezzi Eni sono aumentati così di 4 centesimi al litro, toccando livelli, rileva Staffetta Quotidiana, che l’ ultima volta si erano registrati nel luglio del 2008, prima dello scoppio della crisi finanziaria internazionale. Gli aumenti dell’ Agip sono però tutt’ altro che isolati. Anche Esso e Q8 hanno infatti rincarato entrambi i prodotti di un centesimo. La media nazionale dei prezzi praticati della benzina (in modalità servito) è arrivata così ad una forchetta compresa tra l’ 1,521 euro degli impianti IP e Tamoil e l’ 1,536 di Eni, anche se al Sud la verde ha già toccato 1,565 euro, ben oltre il record del 2008. Non mancano le forze che cercano di opporsi al precipitare degli eventi, anche se con risultati discontinui. Ieri, ad esempio, si è scesi dal picco raggiunto giovedì dal Brent, ad un passo da 120 dollari al barile, con le quotazioni scese a 111 dollari grazie soprattutto alle rassicurazioni arrivate dall’ Arabia Saudita, che ha aumentato la produzione di 700.000 barili al giorno (la Libia ne esporta 1,2 milioni di barili), oltre che dallo stesso Paese nordafricano, dove la coalizione che controlla Bengasi ha garantito che i contratti petroliferi con le imprese straniere saranno mantenuti. Tuttavia non tutti i rialzi sembrano essere già stati assorbiti dal mercato dei prodotti raffinati. Secondo la Figisc, infatti, nei prossimi giorni i prezzi della benzina aumenteranno di ulteriori due centesimi e quelli del gasolio di 1,5. Secondo Adoc, Codacons, Movimento Difesa dei Cittadino e Unione Nazionale Consumatori allo stato attuale gli aumenti dei prezzi della benzina avranno ripercussioni pari a 210 euro annui a famiglia. Uno dei prossimi tasselli nell’ effetto domino potrebbe essere quello dei biglietti aerei. British Airways, che ha già rivisto al rialzo i prezzi sulle tratte di lunga percorrenza per i rincari del greggio, ha annunciato che le tariffe potrebbero aumentare ancora. «Se sarà necessario – ha affermato l’ amministratore delegato del gruppo nato dalla fusione con Iberia, Willie Walsh – adegueremo il supplemento carburante».•s.

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