Stangata estiva del fisco La Cgia lancia l’ allarme: stop all’ aumento dell’ Iva
Mancano solo tre mesi all’ ora X della nuova possibile stangata per le famiglie e, quindi, per i consumi in Italia: il primo luglio scatterà il programmato aumento dell’ Iva, che porterà l’ imposta sul valore aggiunto di vino, birra, carburanti, abbigliamento e altri beni e servizi dal 21% al 22%, con un aggravio complessivo per i contribuenti, secondo quanto ha calcolato la Cgia di Mestre, di 2,1 miliardi di euro, 4,2 miliardi dal 2014. L’ aumento dell’ Iva (esclusi i beni di prima necessità, come alimentari, sanità, istruzione, la casa e tutti i beni ai quali si applica l’ Iva al 10% o al 4%, o non si applica affatto) è ancora lì, ancora compreso nelle stime del Documento economia e finanza, ma si moltiplicano le richieste delle associazioni dei consumatori e del mondo dell’ impresa perché il nuovo governo lo blocchi, o ne sterilizzi gli effetti. Uno dei temi che sarà sul tavolo dei ministri dell’ Economia, Fabrizio Saccomanni, e dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato. Se passa l’ aumento dell’ Iva, sottolinea la Cgia di Mestre, le famiglie italiane dovranno sborsare mediamente 103 euro in più, senza contare altri rincari previsti per il 2013, in primis quelli derivati dalla Tares, la nuova e tanto temuta tassa sui rifiuti. Ipotizzando che i comportamenti di consumo delle famiglie rimangano immutati, la Cgia stima che per un nucleo di tre persone l’ aggravio medio annuo sarà di 88 euro. Nel caso di una famiglia di quattro persone, il rialzo sarà di 103 euro. Visto che per il 2013 l’ aumento dell’ Iva interesserà solo il secondo semestre, per l’ anno in corso i rialzi di spesa saranno la metà: 44 euro per la famiglia da tre persone; 51,5 euro per quella da quattro. «Bisogna assolutamente scongiurare questo aumento», ha detto ieri, presentando i dati, il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi. «Se ciò non avverrà», ha poi aggiunto, «corriamo il serio pericolo di far crollare definitivamente i consumi che ormai sono ridotti al lumicino. Questa è una crisi economica che va affrontata dalla parte della domanda: solo incentivando i consumi interni possiamo rilanciare la produzione, altrimenti, siamo destinati ad accentuare la fase recessiva, con nuove chiusure aziendali e crescita del numero dei senza lavoro», e dunque della disoccupazione. IL CALO DEI CONSUMI. L’ allarme sul calo dei consumi registrato dalle famiglie è stato riproposto nei giorni scorsi dall’ Istat. Nel 2012, rispetto al 2011, la flessione è stata del 4,3%, molto superiore a quella registrata nel biennio 2008-2009, quando, al culmine della recessione, i consumi avevano segnato una caduta del 2,6%. Un allarme rilanciato ieri dalla Coldiretti, che ricorda il calo del 3,8% dei primi due mesi del 2013, mentre il Codacons sottolinea invece il rischio di rincari a catena, «legati agli arrotondamenti dei prezzi nell’ aggiornamento dei listini». Entrambe le associazioni, per questo, chiedono che il nuovo governo intervenga per evitare l’ aumento dell’ Iva. In caso contrario, i rincari più pesanti si avranno per il pieno all’ auto, quando si andrà all’ autofficina o dal carrozziere, per l’ acquisto dei capi di abbigliamento e per le calzature (18 euro e 20 euro rispettivamente); e per l’ acquisto di mobili, elettrodomestici o articoli per la casa (in questo caso 13 euro per una famiglia di tre persone, 17 per una di quattro).
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