3 Novembre 2019

Stangata da 1,8 miliardi: sui consumatori peserà fino a 165 euro all’ anno

IL FOCUS ROMA Ora c’ è anche la stima ufficiale del governo. La tassa sulla plastica vale quasi 1,8 miliardi. Nel 2020 frutterà solo, un miliardo perché i primi incassi arriveranno a luglio. Ma la batosta si farà sentire sul settore industriale e sui consumatori. L’ imposta da 1 euro al chilogrammo, anche se dal suo raggio d’ azione è stato escluso il Pet, garantirà insomma incassi miliardari, ma non si abbatterà solo sulle circa duemila aziende del settore degli imballaggi, che occupano 50 mila addetti, impatterà anche su quelle della componentistica auto, che sono oltre 2100, fino a quelle dell’ arredo Made in Italy, che sono poco meno di 30 mila. I PRIMI FERITI «Si colpisce in questo modo non uno ma molti settori industriali, senza tenere conto del fatto peraltro che al giorno d’ oggi sono sempre di più le imprese che contribuiscono già all’ economia circolare», ha lanciato l’ allarme Paolo Scudieri, presidente del gruppo Adler, leader nella componentistica automotive. Come detto, anche se i primi a essere feriti dal balzello saranno imprenditori e fabbriche, non ci vuole particolare fantasia per immaginare che alla fine l’ impatto della plastic tax verrà scaricato in larga parte sui prezzi finali dei prodotti. Risultato, per Federconsumatori il carrello della spesa costerà 138 euro in più all’ anno, mentre il Codacons calcola che la stangata green si tradurrà in un esborso extra di 165 euro. Il prezzo di una bottiglietta d’ acqua usa e getta, per esempio, aumenterà stando alle previsioni di circa 5 centesimi. Ma nel radar dell’ ecotassa c’ è spazio per un po di tutto. L’ imposta prenderà di mira bottiglie, buste e vaschette per gli alimenti, i contenitori in tetrapak utilizzati per latte, bibite o vini, oltre a quelli per detersivi realizzati con materiali plastici, i tappi e le etichette. E ancora: la plastic tax colpirà pure gli imballaggi in polistirolo espanso, i rotoli in plastica pluriball e le pellicole e film in plastica estensibili che servono per la protezione o la consegna di prodotti come elettrodomestici o apparecchiature informatiche. Salva la plastica riciclata, il Pet delle bottiglie per bevande. Salve le siringhe. Salvi pure i prodotti riutilizzabili come le borracce. Alle aziende che adegueranno i loro macchinari per produrre materiali biodegradabili e compostabili il governo ha promesso infine un incentivo, un credito d’ imposta nella misura del 10 per cento delle spese sostenute nel 2020 fino a un massimo di 20 mila euro. Incentivo che però rischia di non essere sufficiente a placare le polemiche. Il tributo green per le imprese serve solo a fare cassa e non mira a favorire la riconversione dei settori coinvolti. Per Confindustria la misura «penalizza i prodotti e non i comportamenti e rappresenta unicamente un’ imposizione diretta a recuperare risorse ponendo ingenti costi a carico di consumatori, lavoratori e imprese». Massimo Covezzi, in qualità di presidente di PlasticsEurope Italia, l’ associazione europea delle materie plastiche, ha ricordato che l’ industria della plastica sta ulteriormente investendo per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di economia circolare e ha sottolineato il rischio di penalizzare con la plastic tax un’ intera filiera produttiva (produzione, trasformazione, macchinari e riciclo) che conta in Italia oltre 10 mila aziende, 150 mila addetti e un fatturato di oltre 40 miliardi di euro. LE REAZIONI Secondo le associazioni, dunque, una stretta generalizzata sulla produzione rischia soltanto di frenare l’ industria senza incentivare buone pratiche e c’ è chi minaccia addirittura uno sciopero fiscale per protestare contro il tributo ecologista. Insomma, la plastic tax, anche nell’ attuale versione, stando a quanto affermano gli addetti ai lavori corre il pericolo di trasformarsi in un autentico boomerang. Ma il governo giallorosso, che pur di venire incontro a imprese e consumatori ha posticipato alla seconda metà del 2020 l’ entrata in vigore del balzello, non sembra disposto a rinunciarvi. Francesco Bisozzi © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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