8 Agosto 2019

Stangata ai «big» del cartone Per Zago 47,5 milioni di multa

concorrenza, l’ autorità sanziona il «cartello». pro-gest: «tuteleremo le nostre ragioni»
treviso Il patto segreto è durato 12 anni ma poi qualcuno ha «tradito» e, a cascata, tutti gli altri sono corsi ad autodenunciarsi e a chiedere clemenza. È crollato così uno fra i più estesi «cartelli» commerciali, accertato e sanzionato dall’ Autorità garante per la concorrenza, responsabile di distorsioni pesanti e prolungate sul mercato del cartone ondulato e degli imballaggi industriali e alimentari: un settore che, per il Veneto, coincide di fatto con le attività del gruppo Pro-Gest, riferibile alla famiglia Zago di Istrana. La società trevigiana (con le sue controllate), fondata e guidata da Bruno Zago, secondo il provvedimento dell’ Authority dovrà pagare due maximulte, rispettivamente di 24,5 e 23 milioni di euro, sul totale di 287 milioni inflitti alle varie sigle industriali coinvolte nel «cartello», che controllava il 90% del mercato italiano. Più pesanti di quelle di Pro-Gest sono state solo le sanzioni per gli irlandesi di Smurfit Kappa (124 milioni). A carico del gruppo trevigiano, dunque, ci sono 47,5 milioni, tra l’ altro calcolati con lo sconto del 40% perché anche Pro-Gest, vista l’ impossibilità di controbattere in modo plausibile alle prime contestazioni della Guardia di Finanza, ha scelto di collaborare e fornire elementi in più all’ indagine, innescata dall’ ammissione spontanea del gruppo inglese Ds Smith, operativo in Italia attraverso Ds Smith Packaging Italia e Toscana Ondulati (al quale, in virtù della determinante autoaccusa, ogni peccato è stato perdonato). L’ azzeramento o lo sconto sulle sanzioni è previsto espressamente dalle norme europee in materia di leniency programme , cioè un sistema di clemenza per i «pentiti» e gli altri collaboranti, finalizzato a insinuare un clima di diffidenza reciproca fra i membri dei «cartelli». E, nel caso specifico, l’ argomento è ancora più spigoloso se si tiene conto che fra i soggetti indicati dall’ Antitrust come architetti dell’ accordo illecito c’ era anche Gifco, cioè l’ associazione fra 70 produttori italiani di cartone ondulato legata ad Assografici e, dunque, a una realtà che reca nel logo l’ aquila stilizzata di Confindustria. Per tornare in Veneto, ieri sera il gruppo Pro-Gest ha diramato una nota, in cui «prende atto dei contenuti della decisione dell’ autorità e, non condividendo parte delle conclusioni del provvedimento, si riserva di adottare ogni iniziativa a tutela delle proprie ragioni». Dichiarazioni molto nette giungono invece dall’ Associazione italiana scatolifici – cioè i produttori danneggiati dal «cartello» – per bocca del presidente, Riccardo Cavicchioli: «I risultati di questa indagine dell’ Antitrust – dice – vanno al di là di ogni nostra aspettativa, confermando oltre un decennio di concertazioni ai danni delle nostre imprese, che acquistano cartone per trasformarlo in imballaggi». «Sanzione importantissima» anche a parere del presidente di Codacons, Carlo Rienzi, il quale chiede ora di conoscere quali siano state «le conseguenze per la collettività e i consumatori finali. Probabilmente milioni e milioni di euro, vista la durata». E visto che praticamente nessun cittadino italiano, dal cartone per la pizza allo scatolone per il trasporto dei mobili, è di fatto rimasto escluso dal dover pagare, con la merce acquistata, anche l’ imballo, reso più caro dai prezzi minimi concordati tra i produttori del «cartello». «Le parti – scrivono infatti gli investigatori – hanno perseguito l’ obiettivo di restringere la concorrenza nel mercato italiano degli imballaggi in cartone ondulato, da un lato concordando aumenti del prezzo delle scatole e, dall’ altro, definendo meccanismi di controllo e spartizione della clientela». Tutto questo è documentato da centinaia di e-mail e trascrizioni di messaggi via whatsapp, oltre che da fogli Excel e resoconti di riunioni che avvenivano periodicamente, secondo un’ organizzazione precisa per aree del Paese, di norma in alberghi a ridosso dei caselli autostradali (Sheraton a Padova, Al Mulino ad Alessandria e così via). Di questi viaggi le aziende collaborative hanno infine direttamente parlato alle Fiamme Gialle, esibendo addirittura le fatture Telepass con la distinta degli spostamenti. Nell’ attività di supporto alle indagini, va rilevato, il gruppo trevigiano si è particolarmente distinto per collaborazione e precisione. «Le informazioni trasmesse dalle società del gruppo Pro-Gest – riporta ancora il pronunciamento dell’ Antitrust – hanno rafforzato l’ impianto probatorio a disposizione dell’ Autorità e contribuito in misura apprezzabile all’ accertamento delle intese oggetto di contestazione. Per il mercato dei fogli in cartone ondulato, la documentazione fornita consente di definire una vera e propria cronistoria dell’ intesa dal 2009 in poi, con spiegazioni delle tabelle Excel rinvenute in ispezione, preparatorie rispetto alle riunioni regionali». Abbastanza per uno sconto notevole, perciò, ma non tanto da salvare il gruppo cartario veneto dal dover pagare una multa da 47 milioni e mezzo. Cioè, per la cronaca, il 10% del fatturato aziendale e 1,4 volte l’ utile del bilancio consolidato 2018.
gianni favero

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