11 Giugno 2019

Stadio Roma, il processo si incaglia: Parnasi&Co a giudizio, di nuovo dal Gup

Sarà un nuovo giudice dell’ udienza preliminare a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio (per reati che vanno dall’ associazione per delinquere alla corruzione e al finanziamento illecito) inoltrata dalla procura nei confronti dell’ imprenditore Luca Parnasi e di altre quattordici persone per i presunti illeciti legati al nuovo stadio della Roma. Su istanza della difesa di Parnasi, il gup Costantino De Robbio si è dichiarato incompetente, avendo firmato la scorsa estate alcuni decreti di intercettazione relativi a conversazioni dello stesso costruttore, e ha trasmesso gli atti al presidente perché riassegni il fascicolo ad altro giudice. Si ricomincia da zero, dunque, e il procedimento sarà discusso daccapo dalle parti.La procura aveva già discusso le posizioni di chi aveva scelto di essere giudicato con il rito ordinario e aveva dato il proprio assenso alle richieste di patteggiamento avanzate da Luca Caporilli, Giulio Mangosi e Simone Contasta, tre stretti collaboratori di Parnasi che puntavano a chiudere i conti con la questa vicenda concordando una pena massima di due anni di reclusione. Per il resto, i pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli avevano rinnovato la richiesta di rinvio a giudizio per il titolare della Eurnova, per due uomini di sua fiducia come Nabor Zaffiri e Gianluca Talone e poi per Adriano Palozzi (ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio di Forza Italia), Michele Civita (attuale consigliere regionale Pd), il soprintendente ai beni culturali di Roma, Francesco Prosperetti , e poi Davide Bordoni , consigliere comunale di Forza Italia, Vanessa Aznar Ababire , amministratrice formale della Pixie Social Media srl, di cui Palozzi era amministratore di fatto, Daniele Leoni, funzionario del Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma, Giampaolo Gola , l’ ex assessore allo sport del X Municipio, l’ architetto Paolo Desideri, e Claudio Santini , ex capo di Gabinetto al Mibact. Il Campidoglio e la Regione Lazio erano stati ammessi come parte civile assieme a Codacons e Cittadinanzattiva.

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