6 Febbraio 2007

Stadio, l`incubo delle porte chiuse

Cecina Stadio, l`incubo delle porte chiuse
Mancano tornelli e recinzione della curva: l`agibilità non c`è più
L`impianto adeguato in parte: servono altri 2 milioni di euro

LIVORNO. L`incubo delle “porte chiuse“ allo stadio Armando Picchi, potrebbe materializzarsi molto prima di quanto si pensi. Forse già dalla prossima partita casalinga degli amaranto, che sarebbe il 18 febbraio contro il Messina. Perché domenica, se davvero la Federcalcio, come sembra, farà ripartire il campionato dalla quarta giornata di ritorno, la truppa di Arrigoni avrebbe in programma il viaggio a San Siro, contro il Milan. Allo stato attuale, lo stadio Armando Picchi, datato anni `30, non avrebbe i requisiti per l`agibilità. Questo nonostante strada, per rendere lo stadio di Ardenza sicuro, se ne sia fatta e parecchia, soprattutto negli ultimi anni. Non era facile, in un panorama calcistico che – grazie alla pioggia di miliardi arrivati ai tempi di Italia `90 – si era sottoposto a restauri e lifting disegnati dai migliori architetti del mondo, rendere lo stadio sicuro. Livorno era praticamente a zero, sia per quello che riguardava la capienza della struttura, sia per il tema ordine pubblico. Ma tutti gli sforzi oggi potrebbero non bastare più: il Picchi resta uno stadio da semaforo giallo, mancano grandi e piccoli ritocchi, e se un primo esame era stato superato, oggi l`agibilità – dopo le parole del ministro Amato – non c`è più. Livorno o accelera i lavori di ristrutturazione (servono almeno 2 milioni di euro) oppure rischia di giocare fino alla fine del campionato senza pubblico. Il prefetto Giancarlo Trevisone, in linea con quanto avvenuto nelle altre città, aveva concesso la deroga che oggi non è più valida. La zona meno sicura? Sicuramente la curva nord e per un motivo ben preciso: l`area esterna (un piccolo parcheggio) non è recintata perché è una proprietà privata. Il Comune dovrebbe procedere con un esproprio che nessuno, nell`arco di questi anni, si è sentito di fare. Resta un dato, però: allo stadio, da quando sono stati completati gli ultimi lavori e da quando è arrivato il nuovo questore, Vincenzo Roca, che non nasconde di attribuire il merito a una parte della tifoseria, non ci sono più stati incidenti. Ma vediamo cosa è stato fatto e le opere che, invece, sono rimaste a metà. I tornelli. Per tornelli si intendono, nei decreti, una serie di porte girevoli che possano funzionare sia come filtraggio che come controllo del biglietto. Gli impianti più sofisticati, infatti, sono in grado di leggere il tagliando della persona che entra. Un`opera che era ritenuta fondamentale nell`ultimo piano per la sicurezza, ma che è rimasta incompiuta per una serie di difficoltà. La prima dettata dallo spazio: a Livorno lo stadio è tra le case, sotto la tutela ambientale, e soprattutto in una via che nei giorni feriali è aperta al traffico. Prefiltraggio. Le aree esterne a Livorno ci sono e funzionano, soprattutto per quello che riguarda il settore ospiti. I tifosi vengono bloccati molto prima di arrivare allo stadio e a tutti viene controllato il biglietto nominativo. Prima di quelle che vengono ritenute partite a rischio, la polizia effettua anche un controllo sui documenti di ogni singola persona che vuole avvicinarsi allo stadio. Recinzione. In questo caso Livorno, a essere fiscali, avrebbe l`agibilità appesa a un filo. Perché se è vero che la tribunale centrale, la gradinata e la curva sud, sono praticamente chiuse, lo stesso discorso non vale per la curva Nord. Inoltre il decreto prevede delle recinzioni attraverso le quali non possano passare oggetti contundenti. A Livorno esiste una gabbia a maglie larghe. Gli amministratori comunali, a dicembre, hanno incontrato il prefetto e iniziato quest`ultimo progetto. C`è però un problema di spesa e un rimpallo tra la società e il Comune. Ottima, invece, la rete divisoria installata tra i vari settori. Telecamere. L`impianto c`è. La Digos può contare su una cabina di regia che si trova all`interno della tribuna stampa. La qualità non è delle migliori, ma sicuramente i poliziotti riescono a tenere sotto controllo la situazione. Diverso invece è il presidio che vorrebbe la legge, un commissariato interno che in una struttura come quella di Livorno, sarebbe impensabile. Chiesto il sequestro. Il Codacons, in queste ore, è andato comunque giù duro e ha chiesto formalmente alle Procure delle rispettive città il sequestro di una lunga serie di stadi. Roma, Ascoli, Cagliari, Milano, Bergamo, Catania, Verona, Firenze, Empoli, Messina, Parma, Reggio Calabria, Udine, Siena, Genova. E Livorno.

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