28 Giugno 2016

Stadio e nomine, spine per Raggi

Stadio e nomine, spine per Raggi
frongia, problemi per l’ incarico. virginia proroga fortini all’ ama

La giunta che ancora non c’ è, la difficoltà anche nelle prime nomine (quella di Daniele Frongia a capo di gabinetto è bloccata dalla legge Severino: come consigliere comunale uscente, prima di assumere un ruolo dirigenziale dovrebbe aspettare un anno. I legali sono al lavoro per superare l’ ostacolo), il «no» alle dimissioni di Daniele Fortini dall’ Ama e alla «remissione» del mandato da parte del dg di Atac Marco Rettighieri («i dirigenti devono prima assumersi le loro responsabilità»), la delibera sullo stadio che «potrebbe anche tornare in aula Giulio Cesare». Vincere le elezioni, tutto sommato, è stato semplice per Virginia Raggi: è bastato puntare sul brand M5S, sulla «discontinuità», sulle divisioni del centrodestra e sui guai del Pd, da Mafia Capitale al governo Renzi. Ora, però, arriva il difficile: governare il Campidoglio, far partire la macchina amministrativa, scegliere i nomi giusti. Raggi, sui social, è ferma al post della sua proclamazione, il 23 giugno, quando pubblicò il video da dentro la stanza del sindaco. Poi, però, le prime riunioni «politiche» non le fa a Palazzo Senatorio, sede istituzionale, ma all’ ex comitato elettorale al Gazometro. Fatte le debite proporzioni, è come se Forza Italia si vedesse a Palazzo Grazioli oppure il Pd al Nazareno. La sindaca, nei locali dell’ Ostiense (c’ è l’ affitto pagato fino a fine mese), chiama consiglieri comunali eletti, alcuni parlamentari (dal Comune va via in macchina con Paola Taverna), gli assessori già indicati: ci sono Andrea Lo Cicero, Luca Bergamo, Paola Muraro, Flavia Marzano. C’ è anche Daniele Fortini, presidente e ad di Ama, che durante la partita dell’ Italia fa pure un po’ di anticamera. Fortini ha già dato le dimissioni, ma Raggi non ci sta: «I dirigenti delle municipalizzate – fa sapere – devono assumersi le loro responsabilità, prima di dimettersi». La sindaca, così, proroga l’ incarico di Fortini, chiedendogli di fornire report quotidiani o settimanali, e nei prossimi giorni vedrà anche Rettighieri. Ma il vero nodo, comunque, è la formazione della giunta. Alcuni dei nomi circolati sono già depennati o in bilico: Marcello Minenna ha detto no al Bilancio, Daniela Morgante non è stata mai contattata, su Antonio Blandini (assessorato temporaneo sul «riordino delle aziende») pesa un esposto del Codacons per il suo ruolo in Carife, neppure Donatella Visconti (Turismo e Commercio) è più così sicura. Trovare una classe dirigente non è così facile, neppure per loro. E circolano anche «vecchi» nomi: come quello di Raffaele Marra, dirigente un tempo «alemanniano», dato in avvicinamento a M5S. Le difficoltà fanno sì che i pentastellati rifacciano i conti: i 20 giorni per riunire il primo consiglio scadono il 13 luglio, e Raggi – che aveva annunciato la convocazione per il 7 luglio – potrebbe anche prendersi tutto il tempo. Quando si arriverà in aula Giulio Cesare, a parte la questione degli scranni, il primo nodo sarà lo stadio della Roma. «Potremmo ripresentare la delibera», dice Marcello De Vito, presidente «in pectore» dell’ Assemblea. Significherebbe ridiscutere «l’ interesse pubblico» all’ opera. L’ Assemblea disse sì. Ma ora, con la maggioranza di M5S, potrebbe cambiare tutto.

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