7 Febbraio 2007

Stadi inagibili? Allora chiudiamo l`Italia

Negli stadi non a norma si giocherà a porte chiuse. Sull`attenti, ci mancherebbe: c`è una legge inattuata ed è giusto che venga fatta rispettare. Anche il motivo che ha spinto l`esecutivo a usare il pugno di ferro merita un rispetto cieco e incondizionato. Se la legge è uguale per tutti però, è uguale per tutti. Solo gli stadi? Sono talmente tante le strutture sportive, gli edifici della pubblica amministrazione, le scuole, gli ospedali, i tribunali a non seguire la valanga di regole che gravita sulle teste dei loro amministratori che dovrebbe chiudere mezza Italia, se non tutta. E mentre diversi stadi non sono a norma per motivi legati all`ordine pubblico, molti edifici pubblici dovrebbero essere transennati perché violano le più elementari regole di sicurezza o di igiene. Lo scorso settembre, alla vigilia dell`apertura dell`anno scolastico, il ministro Giuseppe Fioroni ha dichiarato che il 50% delle scuole non è a norma sul versante della sicurezza mentre il 38% non ha ancora provveduto ad abbattere le barriere architettoniche. Ma Fioroni ha premuto ugualmente il dito sulla campanella anche se uno studio di Legambiente ha evidenziato che il 32% degli edifici scolastici abbia urgente bisogno di manutenzione. Salvo poi due mesi fa lanciare un ultimatum: “gli edifici scolastici non a norma hanno tre anni per adeguarsi“. E i soldi chi glieli dà? Si taglia da tutte le parti e poi si chiede a una struttura pubblica di investire centinaia di migliaia di euro in migliorie giustamente, certo, perché spesso ne va persino dell`incolumità di un ragazzo. Migliaia di studenti frequentano ogni giorno scuole che non dovrebbero nemmeno essere agibili. Secondo Guido Bertolaso, commissario straordinario per la Protezione civile, le scuole non a norma per il rischio sismico nel nostro Paese sono 28 mila. Gli studenti dell`istituto Socrate, del Flacco, del Fermi e di altre scuole superiori di Bari lo scorso ottobre sono andati fino ai piani alti della Provincia per far sapere che all`interno delle loro scuole non si sentono al sicuro. Nel barese ci sono aule che hanno impianti elettrici risalenti agli anni Trenta. Che si fa, si chiude? L`utopia è bella ma all`efficienza dell`impianto elettrico serve e poco. Come anche un`inchiesta di Libero ha documentato, il palazzo di giustizia del capoluogo lombardo è fuori norma da decenni. Ascensori fatiscenti, regole antincendio inapplicate, come quelle che dovrebbero agevolare la fruibilità dell`edificio ai disabili. Qualche intervento di recente è stato fatto, ma basta farci un giro per rendersi conto che il tempio del diritto non rispetta la legge. Dopo l`inchiesta del settimanale L`espresso sull`ospedale Umberto I di Roma, descritto come sudicio e trasandato, il ministro Livia Turco ha ordinato un`ispezione a tutti gli ospedali d`Italia. Le irregolarità riscontrate dai Nas sono state centinaia. Tutti a casa, con stampelle e flebo al braccio? L`elenco degli stabili pubblici non a norma è lunghissimo e non risparmia gli uffici comunali, e persino le caserme. Senza contare le abitazioni private. Secondo il Codacons in Italia le case con impianti elettrici non a norma sono circa 12 milioni, cioè due terzi del totale, mentre il 13% degli appartamenti risulterebbe a rischio incendio per corto circuito. Non sono dati tranquillizzanti. Ci vorrebbe una nuova pioggia di norme e regolamenti. Da non rispettare?

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