Spunta la tassa su cani e gatti Ed è bufera nel centrodestra
ROMA Per un pomeriggio il mondo politico è impazzito dietro a una tassa sui cani e gatti domestici, mentre si ribellavano le associazioni ambientaliste e animaliste. Il balzello su Fido e Pussy è stato poi ritirato dopo aver però scatenato una bufera che ha quasi fatto dimenticare la crisi, l’ euro e i problemi economici. La legge sugli “animali d’ affezione” firmata da Jole Santelli, vice presidente del gruppo Pdl alla Camera, e dalla collega di partito Fiorella Rubino Ceccacci, ieri all’ approvazione della commissione Affari sociali, prevedeva che i Comuni possano istituire una piccola tassa per curare le colonie feline e combattere il randagismo. Era stato accettato anche un emendamento dell’ Idv che esonerava chi aveva adottato un animale preso da una struttura comunale. Il testo, di 39 articoli, (prevede anche un’ anagrafe degli amici a quattro zampe), era quasi pronto per arrivare in aula. Del resto è frutto dell’ accorpamento di ben dieci proposte presentate da tutti i gruppi, un lavoro durato due anni. A scatenare il coro indignato di no è stato però il sottosegretario all’ Economia Gianfranco Polillo quando ha detto di “concordare in linea di principio con l’ istituzione di una nuova tassa sugli animali domestici”. A insorgere è stato soprattutto il Pdl, di cui pure fa parte il relatore della legge Gianni Mancuso. ” È qualcosa di sciagurato”, protestava l’ ex ministro Michela Vittoria Brambilla. Intervenivano i capogruppo al Senato e alla Camera. “Una vergogna! Il Pd e il governo volevano tassare cani e gatti. Li ferma il Pdl”, assicurava su Twitter Maurizio Gasparri. “Alla Camera non passerà”, garantiva una nota battagliera di Fabrizio Cicchitto. “È una boiata pazzesca”, ironizzava il vicecapogruppo del Pdl Massimo Corsaro. Ma critiche arrivavano anche da Idv, Verdi, La Destra di Storace. Da fuori del Palazzo, arrivavano le proteste di Codacons, Enpa, Lega anti-vivisezione. Cominciava così a diventare incerta la paternità della tassa. Polillo, spaventato, ha detto che “era solo una battuta”. Jole Santelli precisava che la tassa era stata introdotta con un emendamento di Rodolfo Viola, Pd. Viola replicava che era stata una richiesta dell’ Anci per dare ai Comuni risorse contro il randagismo. Alla fine Mancuso ha annunciato il ritiro del provvedimento, che ha però difeso. “Innanzi tutto”, ha spiegato, “era una tassa facoltativa. Ciascun Comune poteva decidere se metterla o meno. Ed era una tassa di scopo, che permettesse di attivare un piccolo capitolo per la cura degli animali. Non era una tassa ignorante, ma intelligente”.
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