24 Maggio 2020

Spunta la «tassa Covid» Ma c’ è anche chi dice no

ISABELLA SPAGNOLI 3E’ stata battezzata «tassa Covid», ma altro non è che un surplus (con tanto di voce a parte sullo scontrino) per le spese di sanificazione e messa in sicurezza sostenute dai vari esercizi commerciali. La fase 2 dei commercianti riparte risentendo della crisi di questo ultimo, tragico, periodo. Ma a farne le spese saranno i clienti? Abbiamo sentito diversi parrucchieri, estetisti, negozi di abbigliamento della città per capire che strategie stanno adottando. ESTETISTI E PARRUCCHIERI Pareri discordanti fra estetisti e parrucchieri (alcuni ancora con le saracinesche abbassate). Paolo Cori Carlitto, titolare dello studio estetico Personal Skincher in via Barilla, spiega: «Sinceramente le spese che devo sostenere per la bonifica dell’ ambiente e per la sanificazione che deve avvenire scrupolosamente tra un cliente e l’ altro è molto dispendiosa ma ho preferito non aumentare i costi. In un momento così difficile, ho pensato di andare incontro alla clientela. Si riparte in sicurezza, dunque, ma senza spese aggiuntive». Donatella, del Centro estetico Bikini, di via Sartori aggiunge: «Qualcosina ho dovuto aumentare, non una grande cifra, 2 /3 euro che servono però a garantire la totale sicurezza dei nostri clienti. I presidi di sicurezza hanno un costo elevato e non possiamo ignorarlo». Al centro estetico La Pin Up, di via Carducci non viene imposta la tassa Covid. «Le spese sono tutte a nostro ca se strategie. Elisa Melis di Mister Barber, di via Pellico, spiega: «Ho dovuto applicare la tassa Covid perché i servizi di sanificazione sono costosi, per non parlare dei guanti, dei gel e degli sterilizzatori. Solo per acquistare il misuratore della febbre ho speso più di 100 euro. Il cliente che entra nel mio negozio deve stare tranquillo. Eliminerò la tassa appena ritorneremo alla normalità». Marco di Chioma, in viale Tanara aggiunge: «Non abbiamo applicato la tassa Covid ma abbiamo dovuto ritoccare i prezzi di alcuni trattamenti». All’ Hair Center La Barberia, di via Gramsci il surplus è di 3 euro: «Al momento è necessario per far fronte a tutte le spese: non si può fare diversamente», spiega Francesca. Nel salone First Lady in borgo Bruno Longhi nessun aumento: «Data la difficoltà che stanno passando i cittadini abbiamo preferito sobbarcarci ogni spesa», spiega Alessandra. Proviamo a tastare il polso ad alcuni commercianti del centro. Rosy del negozio di abbigliamento Montacchini di via Cavour afferma: «Aumentare i prezzi? Non ci pensiamo assolutamente. Le persone sono in difficoltà e noi le stiamo aiutando a ripartire nel migliore dei modi, proponendo sconti». Anche nel negozio Intimissimi, di via Repubblica nessun aumento: «Garantiamo igiene e sicurezza senza applicare tasse in più». Anche Giusy del negozio di borse Carpisa di La Galleria conferma che non è stato imposto nessun aumento, nonostante l’ uso abbondante di prodotti destinati a sanificare ambienti e articoli in vendita. NELLE BOUTIQUE FAI IL TAGLIANDO? + 30 EURO Per finire, abbiamo verificato una segnalazione che è giunta alla Gazzetta da un lettore. Il tagliando della macchina, oggi, alla Ford costa 20/30 euro in più. «Prima che i meccanici entrino nella vettura devono procedere alla bonifica dell’ abitacolo», spiegano. Fabrizio Ghidini presidente di Federconsumatori di Parma conclude: «Già durante il lockdown alcuni beni alimentari (come fresco e verdura) erano già aumentati di prezzo. Con la riapertura abbiamo verificato che una serie di attività commerciali e professionali hanno iniziato a caricare significativamente i costi legati al Covid. Se questa cosa si consolida e non viene frenata i costi per le famiglie diventeranno troppo gravosi. Abbiamo chiesto alla Regione di aprire un tavolo proprio sulla problematica prezzi».

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