Spritz all’ ospedale, è guerra
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fonte:
- Giornale di Vicenza
L’ alcol all’ ospedale non s’ ha da vendere. Lo dicono le associazoni che si battono contro gli alcolici e il Tribunale del malato, che annunciano pure delle azioni forti. «Intanto diffonderemo un documento per denunciare di nuovo il problema e se nelle prossime settimane non vediamo risultati, ad aprile, che è il mese della prevenzione alcologica, ci mobiliteremo in massa davanti all’ ospedale e agli uffici dell’ azienda sanitaria. Siamo stanchi delle promesse. Abbiamo anche altre iniziative in programma, ma le teniamo segrete, come le famose clausole del contratto di project financing». Sono chiare le parole dell’ Associazione dei club alcologici territoriali (Acat) e del Tribunale del diritto del malato. Il dito è puntato – ancora – contro la vendita di alcolici all’ interno del nuovo ospedale. Ancora perché, nonostante le ripetute promesse di presa incarico della questione da parte dell’ azienda sanitaria, finora non è cambiato niente. Al bancone del bar dell’ ospedale si può ancora ordinare uno spritz. Stavolta gli Acat si sono mossi ad alto livello. Sulla questione oltre ai rappresentanti locali Giuseppe Franco e Alida Slaviero, da mesi in prima linea, si sono espressi anche il vice presidente nazionale Mario Pellizzari e il presidente provinciale Romano Noro. Accanto a loro, la voce di Giuseppe Ciucciù, presidente regionale del Tribunale dei diritti del malato. «Secondo il contratto di project financing – ha ricordato Cicciù – ai privati che hanno in gestione il bar dell’ ospedale devono entrare 75 mila euro all’ anno dalla vendita di alcolici. Siamo davanti ad una contraddizione evidente, visto che parliamo di distribuzione di alcol in un luogo che deve promuovere la salute. Questa clausola deve essere modificata. E non è pensabile che la soluzione sia quella di vietare la vendita di alcolici e ripagare i privati dell’ ammanco. I soldi della comunità non possono andare a coprire questi 75 mila euro». «Il problema interessa tutti – ha detto Noro – non solo le famiglie dei Club territoriali. Le ricadute sono sulla collettività. Non si può accettare una clausola simile e Codacons e Corte dei Conti devono essere al nostro fianco in questa battaglia. Ci chiediamo come possa essere consentita la vendita di alcol in un ospedale quando le direttive dell’ Organizzazione mondiale puntano alla riduzione del consumo di alcolici pro capite. Ricordiamo che l’ alcolismo è la terza causa di morte e la seconda di tumore evitabile. In Italia, inoltre, sono 35 mila i soggetti con patologie alcolcorrelate». Continua anche la sensibilizzazione sul territorio. «Le famiglie che frequentano i Club sono furiose. Sentono solo promesse, senza fatti concreti – hanno ricordato Franco e Slaviero – abbiamo chiesto a tutti di sottoporre il problema ai propri sindaci, in modo che ci sia una mobilitazione capillare». «Ricordo infine – ha detto Slaviero – con oltre che al bar, continua la distribuzione di alcolici anche nella mensa. E questo nonostante il direttore dei servizi sociali dell’ Ulss 4 Alberto Leoni, lo scorso ottobre, abbia dichiarato pubblicamente che non succede più».
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