28 Settembre 2010

“SPQR, sono porci questi romani” Bufera su Bossi

 
ROMA«L’ acronimo S.P.Q.R.? «Qui al nord si dice "Sono porci questi romani"». Sono passati appena dieci giorni dall’ approvazione del decreto su Roma Capitale, votato dal Carroccio con più di qualche mal di pancia, e il leader della Lega Umberto Bossi, va all’ attacco e torna a prendersela con i cittadini capitolini appellandoli addirittura come «porci». Sarà anche una battuta, pronunciata durante le selezioni di miss Padania, ma l’ uscita del Senatur in versione Asterix fa scatenare una vera e propria bufera. Le prese di distanza si sprecano, dal mondo politico a quello della cultura allo sport ai sindacati. Su Facebook si costituisce immediatamente il gruppo «Roma querela Bossi» e Gianni Alemanno scrive al premier per stigmatizzare l’ uscita del leader leghista che, en passant, se la prende anche con l’ ipotesi che il Gran premio di Formula Uno si sposti nella capitale perché «lì corrono sulle bighe». Non solo. Dopo una giornata di critiche, il Senatur rincara la dose: «La mia era una battuta – dice – ma dalle reazioni che vedo in queste ore mi viene da pensare che a Roma si sentano in colpa». In ogni caso, attacca, dopo che «ci hanno portato via l’ aeroporto di Malpensa e adesso vogliono prenderci anche il Gran Premio di Monza» con «il Giro d’ Italia che non arriva più a Milano» e le Olimpiadi che non toccheranno Venezia «si capisce che il Nord non può amare Roma». Comunque, «tutti sanno che io non ce l’ ho mai avuta con il popolo romano, ma ce l’ ho con Roma apparato che ruba la libertà e la ricchezza a chi la produce». frattini: umberto l’ ha fatta grossa Basta insulti, è l’ appello che arriva da tutta l’ opposizione. Il Pd prepara una mozione di sfiducia individuale a Bossi come ministro, mentre l’ Italia dei valori scrive una lettera aperta al presidente della Repubblica chiedendogli di intervenire contro il «vilipendio» della Capitale e annuncia sostegno politico alla mozione di sfiducia del Pd. A prendere posizione a nome del governo è il ministro degli Esteri Franco Frattini, che, dopo aver parlato con Berlusconi attacca: «Questa volta l’ ha fatta grossa». Bossi «va invitato amichevolmente a smettere», dice anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Mentre i finiani di Futuro e libertà (Fli) chiedono direttamente al presidente del Consiglio di prendere posizione e starebbero valutando la possibilità di votare contro il leader del Carroccio. «Mi auguro che Berlusconi intervenga – dice il capogruppo alla Camera Italo Bocchino – per smentire quanto ha detto Bossi. Se è un atto di folclore lo derubrichiamo al folclore della politica ma se Bossi lo pensa veramente non può fare il ministro delle Riforme, perché lo fa per l’ Italia e non per la Padania». Dai Radicali scatta la raccolta di firme per querelarlo mentre i Verdi mettono in pista addirittura una «class action» per un risarcimento collettivo dei cittadini romani e il Codacons annuncia un esposto alla procura di Milano. A querelare è anche l’ associazione forense «Avvocati&Avvocati» mentre i giovani del Pdl inviano al ministro un libro con la storia di Roma. Ma, nel giorno del compleanno del capitano della Roma, Francesco Totti, le critiche arrivano anche dal mondo dello sport e della cultura. «Che politici sono – dice in romano l’ ex allenatore della Roma Carlo Mazzone – se è questo l’ esempio che danno? Non me fate arrabbià…». Mentre Renato Zero taglia corto invitando il Senatur a «guardarsi allo specchio». La Uil di Roma, infine, replicherà a Bossi «alla romana», con una serenata il 4 ottobre a piazza Pasquino, sotto una delle statue simbolo della città. «la città non c’ entra con gli esempi citati» «Prendo atto – reagisce in serata il sindaco capitolino Alemanno – che per Bossi quella era solo una battuta, ma anche le battute e le parole possono essere pietre. In ogni caso Roma non ruba nulla a nessuno. Tutti gli esempi citati da Bossi sono situazioni in cui Roma non ha scelto né imposto niente a nessuno ma è stata liberamente scelta da altri». «E’ il Coni – spiega – che ha scelto Roma per le Olimpiadi perché ritenuta più idonea di altre bellissime città italiane a competere a livello internazionale. E’ stata l’ Alitalia, in larga parte guidata da imprenditori del Nord, a scegliere Fiumicino perché offriva più disponibilità di Malpensa. E’ stato Ecclestone a dire con chiarezza che a fianco a Monza che rimane il Gran premio d’ Italia c’ è spazio per un altro Gran premio a Roma». «Sono stati gli organizzatori del Giro d’ Italia – sottolinea – a scegliere per l’ anniversario di questa importante manifestazione Roma e il Colosseo come tappa finale. I leghisti ci hanno insegnato che serve il federalismo per permettere ai territori più competitivi di esprimere tutte le proprie potenzialità di sviluppo. Non possono proprio loro essere quelli – conclude – che pretendono protezionismi a favore delle regioni che credono di rappresentare. Nell’ Italia unita c’ è spazio e gloria per tutti purché si competa con lealtà e senza risentimenti».

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