2 Ottobre 2021

Spot urlati, servono nuove regole

La  questione  del  volume  eccessivo  degli  spot  è  un  evergreen.  Scompare  per  lunghi  periodi  poi  riemerge.  Tre  anni  fa  erano  state  le  pubblicità  di  Adrian,  la  serie  animata  di  Adriano  Celentano,a  provocare  una  pioggia  di  proteste  in  rete  per  picchi  nell’audio,  tanto  che  Codacons  fece  un  esposto  all’Autorità  per  le  garanzie  nelle  comunicazioni  con  tanto  di  misurazioni  dei  decibel.  Ora  sull’argomento  è  tornato  il  Consiglio  di  Stato,  chiedendo  al  governo  che  nel  nuovo  Testo  unico  sui  servizi  media  audiovisivi  si  introduca  una  norma  sull’argomento.  Nel  parere  che  il  CdS  ha  reso  al  ministero  per  lo  sviluppo  economico  sullo  schema  di  decreto  legislativo  che  rivedrà  il  Testo  unico,  accogliendo  la  direttiva  Smav,  si  trova  una  tirata  di  orecchie  al  governo  perché  che  non  ha  attuato  una  parte  della  legge  delega  del  Parlamento,  secondo  il  quale  occorre  «prevedere  apposite  misure  per  il  contenimento  del  livello  sonoro  delle  comunicazioni  commerciali  dei  messaggi  trasmessi  dalle  emittenti  radiotelevisive  pubbliche  private  nonché  dai  fornitori  di  contenuti  operanti  su  frequenze  terrestri  via  satellite,  in  accordo  con  le  delibere  dell’Autorità  per  le  garanzie  nelle  comunicazioni».  Il  governo  può  decidere  di  non  esercitare  una  delega,  ma  deve  fornire  per  questo  «un’adeguata  motivazione».  Tanto  più  in  questo  caso,  secondo  il  CdS,  «nel  quale  il  Parlamento,  facendosi  evidentemente  interprete  dell’esigenza  molto  diffusa  presso  il  pubblico  degli  utenti  consumatori  dei  servizi  di  media  in  questione,  ha  chiesto  di  impedire  arginare  la  diffusa  tendenza  degli  operatori  del  settore  di  trasmettere  messaggi  pubblicitari  con  un  volume  sonoro  decisamente  più  alto  rispetto  quello  della  trasmissione  del  programma  nei  quali  il  messaggio  è  inserito».  Persino  l’Agcom,  nel  suo  parere,  aveva  fatto  un  simile  richiamo,  spiegando  che  una  nuova  norma  sarebbe  potuta  servire  per  chiarire  risolvere  criticità  presenti  nella  legge  del  1995  (la  legge  quadro  sull’inquinamento  acustico)  che  già  affronta  il  tema  ma  che,  evidentemente,  non  è  servita  molto.  se  lo  dice  l’Autorità  che  dovrebbe  vigilare,  si  comprende  la  difficoltà.  Undici  anni  dopo  la  legge  sull’inquinamento  acustico,  nel  2006  si  è  fatto  carico  del  problema  il  ministro  delle  comunicazioni  Paolo  Gentiloni,  l’Agcom  ha  approvato  una  prima  delibera  poi  una  seconda  tre  anni  dopo  in  cui  vietava  alle  emittenti  radiotelevisive  di  «diffondere  messaggi  pubblicitari  televendite  con  una  potenza  superiore  quella  ordinaria  dei  programmi».  Venne  istituito un  tavolo  tecnico  con  il  lavoro  di  approfondimento  della  Fondazione  Bordoni:  servivano  standard  tecnici  oltre  a  strutture  di  controllo,  senza  contare  che  la  delibera  faceva  riferimento  alle  trasmissioni  radiotelevisive  digitali,  escludendo  quelle  analogiche  (quindi  la  Fm,  nella  quale  però  si  rileva  meno  questo  problema).  Nel  frattempo,  però,  molto  è  cambiato:a  livello  internazionale,  organismi  come  l’Ebu  (European  Broadcasting  Unit)  o  l’Itu  (Unione  internazionale  delle  telecomunicazioni)a  cui  partecipano  i  player  del  settore  hanno  emanato  raccomandazioni  per  il  controllo  del  volume  nelle  trasmissioni  radiotelevisive  (non  solo  negli  spot)  e  il  cosiddetto  «loudness»  (l’intensità  so-nora  percepita  dagli  ascoltatori)  è  diventata  una  questione  di  qualità  del  servizio,  a  cui  sono  interessati  sempre  più  anche  attori  come  Netflix  e  Amazon  e  che  quindi  richiede  un  nuovo  approccio  rispetto  al  passato. 

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