Spot urlati, servono nuove regole
-
fonte:
- Italia Oggi
La questione del volume eccessivo degli spot è un evergreen. Scompare per lunghi periodi e poi riemerge. Tre anni fa erano state le pubblicità di Adrian, la serie animata di Adriano Celentano,a provocare una pioggia di proteste in rete per i picchi nell’audio, tanto che Codacons fece un esposto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni con tanto di misurazioni dei decibel. Ora sull’argomento è tornato il Consiglio di Stato, chiedendo al governo che nel nuovo Testo unico sui servizi media audiovisivi si introduca una norma sull’argomento. Nel parere che il CdS ha reso al ministero per lo sviluppo economico sullo schema di decreto legislativo che rivedrà il Testo unico, accogliendo la direttiva Smav, si trova una tirata di orecchie al governo perché che non ha attuato una parte della legge delega del Parlamento, secondo il quale occorre «prevedere apposite misure per il contenimento del livello sonoro delle comunicazioni commerciali e dei messaggi trasmessi dalle emittenti radiotelevisive pubbliche e private nonché dai fornitori di contenuti operanti su frequenze terrestri e via satellite, in accordo con le delibere dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni». Il governo può decidere di non esercitare una delega, ma deve fornire per questo «un’adeguata motivazione». Tanto più in questo caso, secondo il CdS, «nel quale il Parlamento, facendosi evidentemente interprete dell’esigenza molto diffusa presso il pubblico degli utenti e consumatori dei servizi di media in questione, ha chiesto di impedire o arginare la diffusa tendenza degli operatori del settore di trasmettere i messaggi pubblicitari con un volume sonoro decisamente più alto rispetto a quello della trasmissione o del programma nei quali il messaggio è inserito». Persino l’Agcom, nel suo parere, aveva fatto un simile richiamo, spiegando che una nuova norma sarebbe potuta servire per chiarire e risolvere criticità presenti nella legge del 1995 (la legge quadro sull’inquinamento acustico) che già affronta il tema ma che, evidentemente, non è servita a molto. E se lo dice l’Autorità che dovrebbe vigilare, si comprende la difficoltà. Undici anni dopo la legge sull’inquinamento acustico, nel 2006 si è fatto carico del problema il ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni, l’Agcom ha approvato una prima delibera e poi una seconda tre anni dopo in cui vietava alle emittenti radiotelevisive di «diffondere messaggi pubblicitari e televendite con una potenza superiore a quella ordinaria dei programmi». Venne istituito un tavolo tecnico con il lavoro di approfondimento della Fondazione Bordoni: servivano standard tecnici oltre a strutture di controllo, senza contare che la delibera faceva riferimento alle trasmissioni radiotelevisive digitali, escludendo quelle analogiche (quindi la Fm, nella quale però si rileva meno questo problema). Nel frattempo, però, molto è cambiato:a livello internazionale, organismi come l’Ebu (European Broadcasting Unit) o l’Itu (Unione internazionale delle telecomunicazioni)a cui partecipano i player del settore hanno emanato raccomandazioni per il controllo del volume nelle trasmissioni radiotelevisive (non solo negli spot) e il cosiddetto «loudness» (l’intensità so-nora percepita dagli ascoltatori) è diventata una questione di qualità del servizio, a cui sono interessati sempre più anche attori come Netflix e Amazon e che quindi richiede un nuovo approccio rispetto al passato.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- OSSERVATORIO TV
-
Tags: adrian, adriano celentano, agcom, pubblicità, spot, tv, volume
