Spot superveloci per le medicine? Il ministro della Salute tira il freno
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
Il ministro della Salute, Livia Turco, non finisce mai di stupire. Il 18 luglio scorso, ma la Gazzetta ufficiale lo ha pubblicato ieri, ha firmato un bel decreto contro la “compressione fonica“ dell`ultima parte degli spot radio-televisivi, laddove cioè, a velocità supersonica, si “raccomanda“ al consumatore di leggere attentamente le avvertenze prima dell`uso del farmaco pubblicizzato e lo si “tranquillizza“ per aver già richiesto l`autorizzazione ministeriale necessaria alla “réclame“. Radio e tv hanno tempo quindici giorni per correre ai ripari, evitando così di incappare in pesanti sanzioni amministrative e pecuniarie comminate dai Carabinieri dei Nas, chiamati a vigilare sull`attuazione del provvedimento. Oggi, per tessere le virtù miracolose di questo o quel farmaco, i pubblicitari impiegano tra i 22 e i 27 secondi, mentre solo dai 3 agli 8 per avvertire il cittadino di utilizzarlo dopo aver letto il “bugiardino“ (il foglietto illustrativo interno) o consultato il proprio medico. Così non va bene, ha sentenziato il ministro, e dal 22 agosto, su radio e tv, i comunicati promozionali dei farmaci (quelli di automedicazione e senza obbligo di ricetta medica) “dovranno scandire con parole chiare e udibili le avvertenze mediche relative al farmaco pubblicizzato“. Inoltre sarà vietata la “compressione fonica“ delle avvertenze di carattere sanitario, “al fine di rendere più chiara e comprensibile a tutti proprio quella parte che spesso viene letta troppo in fretta e con toni più bassi“. E ancora, le avvertenze “devono essere lette alla stessa velocità delle restanti frasi a carattere pubblicitario“. Dopo aver “risolto“ il problema delle liste d`attesa con le nuove regole sull`intramoenia (in vigore tra un anno e mezzo, e vedremo come…), dopo essersi occupato della gratuità degli “interventi definitivi“ dei transessuali, dopo aver reso possibile alle gestanti la “privatizzazione“ del sangue del proprio cordone ombelicale ? deve aver pensato il ministro ? l`unico problema ancora irrisolto della sanità italiana era legato agli spot “superveloci“ dei farmaci da banco. Davvero intollerabile. Quel che sconcerta non è soltanto la “trovata“ dell`onorevole Livia Turco (quando la smetterà di occuparsi di chiacchiere?), ma anche le reazioni che il decreto ha raccolto tra gli addetti ai lavori: un coro entusiastico di consensi, a cominciare da quello della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, che ha espresso “grande soddisfazione“ per l`iniziativa del ministro, cui ha rivolto un “plauso sincero“. Eppure, in tutta questa vicenda, non ci voleva molto a dimostrare il buon senso manifestato dalle associazioni dei consumatori, Codacons in testa. Se avesse voluto occuparsi seriamente del problema ? perché di problema si tratta ? Livia Turco avrebbe fatto meglio ad intervenire con estremo rigore sul reale contenuto dell`intero spot, non soltanto sulle avvertenze finali. È credibile chi, dopo essersi slogato la spalla o la caviglia, torna come nuovo con la sola spalmata di un unguento? O chi, “steso“ dalla febbre, se ne va a giocare a tennis dopo aver preso un antipiretico? O, ancora, chi, “piegato“ dalla dissenteria, se ne va al cinema dopo aver preso una pastiglietta? Più che sui tempi, era meglio intervenire sugli inganni, lunghi o corti che siano. A conti fatti è probabile che le conseguenze del decreto saranno soltanto due: pubblicità più lunghe ? dunque più costose ? e farmaci più cari. Con tante grazie al ministro.
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