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17 Marzo 2010

SPOT ALLE FERMATE DEL METRO’ ELIMINARLI O RENDERLI UTILI

Volevo esprimere la mia solidarietà alla signora Gaia Casari che protestava per gli spot a tutto volume in metropolitana. Sottoscrivo in pieno la sua lettera e volevo aggiungere un paio di considerazioni. La prima è suggerita dalla sua risposta: come osserva lei, la pubblicità commerciale può senz’ altro dare assuefazione (anche se parte del messaggio è in realtà percepita subliminalmente), ma il problema è che proprio a causa di questa assistiamo da decenni a un progressivo inasprimento del bombardamento propagandistico effettuato con ogni mezzo da una moltitudine di operatori più che interessati ad aumentare il giro di affari per promuovere i loro clienti. Il risultato netto è che i cittadini pagano due volte, prima subendo l’ assalto sempre più invadente e capillare dei pubblicitari e poi pagando il conto dei medesimi al momento degli acquisti (tutti i costi della pubblicità finiscono inevitabilmente a gravare sul prezzo dei beni venduti). La seconda considerazione è più generale: la pubblicità non richiesta può essere accettabile solo se è preservato il diritto di distogliere sguardo e attenzione, diritto che è evidentemente inesistente nel caso di spot imposti con la colonna sonora in luoghi pubblici dove non c’ è nessuna possibilità di «cambiare canale o spegnere». Inoltre che il costo dei vari megaschermi è destinato a diminuire sempre di più, con una conseguente facilmente prevedibile futura proliferazione degli stessi in ogni luogo pubblico disponibile, in barba al più che elevato stress e rumore che già ora subisce la cittadinanza. Questo è inaccettabile e se non è credibile sperare nell’ autodisciplina degli operatori penso che sia giunto il momento di pensare a un provvedimento di legge che impedisca la pubblicità sonora nei luoghi pubblici, un vero e proprio sopruso di pochi contro il diritto di poter pensare e farsi i fatti propri anche in metrò. A. Strini Alla luce di quanto scrive, confermato peraltro da numerosi altri interventi, devo riconoscere di non aver forse riflettuto abbastanza sui possibili, spiacevoli sviluppi futuri di questo modo di fare pubblicità. Codacons e Missione Rumore sono comunque già al lavoro per ottenere una normativa ed entrambi hanno in passato intrapresero in proposito vertenze giudiziarie contro Atm. E c’ è chi propone, in caso d’ insuccesso delle iniziative tese a far tacere i maxischermi, di migliorare almeno la pubblicità con inserimento di temi di pubblica utilità: un suggerimento ragionevole e civile che i signori degli spot potrebbero onorevolmente fare loro.

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