21 Ottobre 2015

Spoleto-Ferrara, le storie parallele

Spoleto-Ferrara, le storie parallele
vi sono analogie tra le vicende
delle due banche e il ruolo della vigilanza. occhi puntati sulla
giustizia amministrativabps e carife»commissariamenti nel segno di visco

di Marcello Pradarelli Lungo la tratta bancaria Spoleto-Ferrara vi sono analogie non penali, ma certo molto curiose. Ed è per queste corrispondenze di danarosi sensi che negli ambienti di Carife la notizia che il governatore della Banca d’ Italia Ignazio Visco è indagato dalla procura di Spoleto (vedi servizio a pagina 8) per le vicende connesse al commissariamento della Banca Popolare di Spoleto (Bps) è circolata di bocca in bocca. Non è la prima volta che succede. Accadde anche qualche mese, quando con sentenza del 9 febbraio il Consiglio di Stato dichiarò illegittimo il commissariamento della Popolare spoletina. Il riavvolgimento del nastro fu impossibile, perché nel frattempo la Popolare di Spoleto era stata ceduta a Banco Desio e perché il Ministero delle Finanze – in perfetta sintonia con Bankitalia – aveva rivitalizzato il commissariamento giudicato illegittimo con un decreto “ora per allora” che reiterava l’ amministrazione straordinaria e lo scioglimento degli organi di amministrazione. Lo sfondo. L’ indagine per concorso in corruzione, truffa, abuso d’ ufficio e infedeltà che riguarda il governatore Visco – e con lui i tre commissari nominati da Bankitalia, i tre componenti del comitato di sorveglianza e l’ attuale presidente di Bps Stefano Lado che è anche vice presidente di Banca Desio – non verte sul commissariamento in quanto tale, ma sul passaggio a Banco Desio. Sullo sfondo resta però sempre il commissariamento, tant’ è che per i soci di Carife la sentenza del Consiglio di Stato è più rilevante e interessante dell’ indagine aperta dalla Procura di Spoleto. Le assonanze. Si diceva delle analogie tra Ferrara e Spoleto, due banche espressione del territorio con larga base popolare: 28mila i soci Carife, 21mila i soci della cooperativa Spoleto Crediti e Servizi che aveva il 51% di Bps. Entrambi prima di imbattersi nelle prime difficoltà erano cresciute. I dolori per entrambi gli istituti nascono tra il 2010 e il 2011 a seguito delle ispezioni di Bankitalia. A Ferrara la conseguenza è la fine dell’ era Gennaro Murolo-Alfredo Santini, prima viene rimpiazzato il direttore generale (all’ inizio da Giuseppe Grassano, quindi da Daniele Forin), poi il presidente: a Santini succede Sergio Lenzi. A Spoleto Bankitalia chiede la testa del presidente Antonio Giovannini, che però non rotola nel cesto ma si installa al vertice della Spoleto Crediti e Servizi (la società che detiene il controllo di Bps) che lo elegge presidente. Chissà come la prese all’ epoca Bankitalia vedendo che il presidente estromesso era risorto a nuova vita con gran disdoro della invocata discontinuità. La discontinuità. Fattostà che nel 2012 c’ è una nuova ispezione di Bankitalia, la Procura di Spoleto apre un’ inchiesta sui vertici di Bps, non va in porto l’ aumento di capitale per sanare un deficit di 30 milioni di euro perché non arriva l’ ok di Bankitalia. Arriva invece a febbraio 2013 il commissariamento. Anche Carife, come Bps, avrebbe pagato il prezzo di una mancata discontinuità. Secondo una lettura la gestione Lenzi-Forin pur avendo ottemperato alle richieste di Bankitalia non incise a fondo nella governance e non alterò il profilo del cda. E questo fatto – insieme ai dati di bilancio e allo stato dei crediti – avrebbe indotto una maggiore severità da parte di Bankitalia. Ma questo è il senno di poi. La sostanza è che sulla scorta delle relazioni degli ispettori di Bankitalia il bilancio del 2012 passò da un ipotetico timido attivo a un grande rosso per effetto della svalutazione dei crediti. Uno-due. La Banca Popolare di Spoleto è stata commissariata l’ 8 febbraio 2013, la Cassa di Risparmio di Ferrara il 27 maggio 2013. Allora come ora il governatore della Banca d’ Italia era Ignazio Visco. Non era lo stesso il ministro. Il decreto relativo al commissariamento Bps lo firmò Vittorio Grilli (governo Mario Monti), quello di Carife lo sottoscrisse Fabrizio Saccomanni (nel frattempo era nato il governo di Enrico Letta). Codacons non risparmiò critiche: per l’ associazione dei consumatori Bankitalia stava usando («la mano pesante» e una forte (rigidità» nei confronti delle «piccole banche» del territorio, asserendo che per essendo emerse delle irregolarità dai controlli a Ferrara e Spoleto «si tratta tuttavia di debiti di importo modesto e comunque non tale da giustificare la misura del commissariamento», specie se raffrontati ai numeri di Monte dei Paschi di Siena, che non ha avuto la stessa sorte. La sentenza. Ultima possibile analogia. Il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo il commissariamento di Spoleto in quanto il Ministero dell’ Economia e delle Finanze emanò il decreto affidandosi alla sola valutazione di Bankitalia, mentre «avrebbe dovuto eseguire un’ attività istruttoria, anche al fine di dare contezza della permanenza dei requisiti oggettivi e soggettivi necessari ad attivare la procedura di amministrazione straordinaria». Per inciso, il Tar aveva respinto il ricorso dei soci della Bps contro il commissariamento, mentre il Consiglio di stato, organo superiore, l’ ha accolto. La speranza. La giustizia amministrativa è stata invocata anche da Ferrara con il ricorso al Tar del Lazio dell’ ex sindaco revisore Andrea Malfaccini, che sa di aver molti soci grandi e piccolli che tifano per lui. L’ affondo nei confronti di Bankitalia e Ministero è per certi versi ancora più incisivo e si basa sul mancato computo della fiscalità differita. A Spoleto dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato sono partiti ricorsi dei soci che hanno hanno avuto gravi perdite per la forte svalutazione delle loro partecipazione. Se il Tar (e il Consiglio di Stato) dovessero dare ragione a Malfaccini e soci, anche per gli azionisti di Carife – anch’ essi prostrati dal quasi azzeramento del titolo – si aprirebbe la via dei ricorsi. Se ne saprà qualcosa a partire dal 2 dicembre, giorno della prima udienza davanti al Tar del Lazio.
marcello pradarelli

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