19 gennaio 2018

Spionaggio per le candidature Di Maio: no agli urlatori del web

Diecimila candidati è il dato ufficiale. Migliaia di esclusi, il dato ufficioso: esclusi perché caduti nella rete di delazione che Luigi Di Maio ha saputo costruire capillarmente centralizzando a Roma le informazioni segrete che provenivano dai territori. La macchina del controllo grillino si è dimostrata spietata: i delegati nominati dal leader in ogni regione hanno passato al setaccio la vita di ogni singolo candidato, curriculum, fedina penale, precedenti di ogni tipo con la giustizia, anche semplici denunce. Ma questo è stato solo il livello superficiale. Perché, in quella che si è rivelata una lotta senza quartiere per strappare un posto in parlamento, ai delegati è arrivato di tutto: messaggi sui social network, screenshot di chat private, sfoghi tra militanti su WhatsApp dove magari si esprimevano malumori verso le scelte politiche dei vertici. È bastata una critica alla concentrazione di potere del leader, alla sua ascesa politica, alle sue competenze, oppure all’ opacità, molte volte dibattuta nelle riunioni dei meet-up, del ruolo di Davide Casaleggio e della sua società, per decretare l’ esclusione di tanti attivisti storici. I delegati hanno raccolto il materiale e inviato i dossier allo staff parlamentare. Anche un solo messaggio, spedito in buona fede uno o due anni fa a un amico o a un compagno di militanza, contenente un’ opinione non allineata, era prova sufficiente per considerare il candidato un potenziale dissidente o piantagrane. Dopotutto è Di Maio ad ammetterlo, ieri, smentendo che il sistema Rousseau – nonostante le numerose segnalazioni – sia andato in tilt: «Abbiamo fatto una selezione ferrea per evitare di candidare urlatori seriali su Internet. Non siamo una navicella per il Parlamento». Il primo ad aver presentato ricorso, il giornalista calabrese Angelo Troya, sarebbe stato escluso per alcune condanne ma anche perché su di lui sono arrivati ai selezionatori «screenshot in cui criticava il M5S» e foto pubblicate sul suo profilo Facebook – citiamo letteralmente – «in compagnia di personaggi più che chiacchierati». Le lamentele comunque non si fermano, e qualcuna è arrivata anche sulla e-mail de La Stampa . Come questa, proveniente da Matera: «Mentre in Basilicata – ci scrivono – hanno eliminato su segnalazione attivisti storici, per un vaff…. scritto su Fb a un avversario politico, si tengono personaggi di dubbia moralità solo perché vicini a parlamentari eletti». Paradossale per chi sul Vaffa ha creato un partito e periodiche manifestazioni di piazza, alimentando una rabbia sfogata spesso sulle tastiere. Ma è vero, e lo confermano dal M5S, che sono stati depennati dagli elenchi molti di coloro che avevano lasciato tracce sui social di invettive violente e frasi imbarazzanti. Dallo staff confermano l’ esclusione anche di «tantissimi No Vax». Uno di loro, l’ avvocato Leo Galati, era stato invitato dai responsabili della comunicazione M5S a non presentare la candidatura. Tra gli esclusi di peso risulta pure Carlo Rienzi, presidente Codacons. L’ elenco definitivo dei candidati (in corsa per il listino proporzionale) sarà presentato domenica alla fine della convention sul programma organizzata a Pescara. Una scelta per evitare che durante i lavori si creino risse e litigi. In vista però di possibili proteste degli esclusi, molti big si terranno lontano da Pescara. Non ci saranno le due sindache, Virginia Raggi e Chiara Appendino. Non dovrebbe esserci Alessandro Di Battista e non ci sarà Beppe Grillo, che oggi assieme a Di Maio e a Casaleggio sarà al Viminale per depositare simbolo e programma. Un passaggio di testimone per il comico, ormai interessato più al suo show che alla sua creatura politica. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
ilario lombardo

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