6 Maggio 2011

Spiagge, tremila le imprese in Campania Verdi: “Arenili in mano agli abusivi”

Fa discutere il provvedimento del governo che permette ai gestori degli stabilimenti concessioni per 90 anni. Ambientalisti sul piede di guerra. L’Assobalneari: il decreto riguarda solo le strutture in regola

 
Sono oltre 30 mila in Italia, almeno 3 mila in Campania, le imprese balneari. Per oltre il 90 per cento dei casi si tratta di imprese familiari. "Costituiamo la spina dorsale del sistema del turismo in Italia" afferma l’architetto Antonio Cécoro, presidente regionale di AssoBalneari della Campania. Qui, in Campania, le imprese balneari sono migliaia, "ma da anni eravamo fermi negli investimenti. Da quando è stata approvata la direttiva europea Bolkenstein che ci equipara alle concessioni ferroviarie o a quelle delle acque minerali. Il nostro diritto di prelazione sulle aree demaniali già affidate a noi era stato cancellato, cancellata anche la possibilità che la concessione si rinnovasse in maniera automatica ogni 6 anni. Il provvedimento del governo ci dà, invece, la possibilità di esser certi di poter godere degli investimenti che andremo a fare".
Il Codacons promette battaglia sul decreto sviluppo che permette ai concessionari delle aree demaniali di restarne titolari per 90 anni. I Verdi sono sul piede di guerra, insieme agli ambientalisti. In tutto il Paese come  in Campania. Dove il problema delle spiagge date in concessione si salda con quello degli abusivi che, sulle aree demaniali, realizzano indisturbati ogni tipo di attività. Se è vero che, come dice il decreto, basta aver realizzato un chiosco per vedersi riconoscere la concessione a vita, le spiagge campane finiranno nelle mani degli abusivi in un battibaleno. "Il rischio di interessi criminali e mafiosi lo abbiamo sollevato anche noi" afferma Cécoro.
"Il provvedimento del governo non è un condono: i manufatti abusivi vanno abbattuti. Se sono senza licenza, se non hanno titolo urbanistico, vanno "cancellati", ma è competenza dei Comuni verificare e procedere agli abbattimenti". "Il decreto riguarda solo le strutture che hanno tutti i crismi della legge".
Ma in Campania la situazione è aggravata dai ritardi della Regione: l’Unione europea ha chiesto procedure particolari per le aree protette per le biodiversità, che qui riguardano Costiera Amalfitana e Cilento, ma l’ente regionale, alla vigilia della stagione estiva, sembra nell’impasse. Così il senatore Alfonso Andria, del Pd, dà la sua "vicinanza e solidarietà agli operatori del settore balneare e alle amministrazioni locali che si stanno battendo per tutelare questo importante comparto". L’industria balneare campana soffre, in questi ultimi anni, anche il problema dell’erosione della fascia costiera. Il Sib, il sindacato nazionale Balneari, ha più volte chiesto che  il governo si facesse carico del comparto. Ed anche l’opposizione era con loro, salvo, oggi, gridare allo scandalo per il decreto del governo: "La presidente del gruppo Pd al senato, Anna Finocchiaro, è la prima firmataria di una  mozione – spiega Andria – che chiedeva al governo, tra l’altro, di promuovere una  norma
di lungo periodo al fine di garantire il principio della tutela dell’affidamento, in considerazione dei diritti maturati e degli  investimenti realizzati dagli attuali concessionari".

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