15 Luglio 2016

«Spiagge, proroga illegale» La Corte Ue boccia l’ Italia

«Spiagge, proroga illegale» La Corte Ue boccia l’ Italia
per l’ europa le concessioni vanno messe all’ asta

BRUXELLES È illegale l’ attuale regime di concessione delle spiagge italiane, senza gare d’ appalto e con proroghe decennali. A sancirlo è la Corte di giustizia dell’ Ue, con una sentenza pronunciata ieri che ha inevitabilmente provocato un autentico putiferio tra gli operatori del settore, in piena stagione estiva. Un sentenza che in realtà non stupisce chi conosce il settore. È una storia vecchia: in Italia sempre gli stessi operatori si sono visti concedere senza gara d’ appalto, spesso per decenni, di padre in figlio, l’ uso di spiagge per realizzarvi stabilimenti con lettini e ombrelloni. Un sistema contestato da anni anche dalla Commissione Europea. A provocare la sentenza della Corte Ue sono stati ricorsi di imprese che non si sono viste prorogare le concessioni, in Lombardia e Sardegna. Si erano rivolto ai tribunali italiani, che a loro volta hanno invocato il tribunale Ue. I giudici europei spiegano che l’ articolo 12 della direttiva sui servizi (che sancisce il principio di non discriminazione), ammette che gli Stati, in caso di limitate risorse naturali, possano «subordinare un’ attività di sfruttamento economico a un regime di autorizzazione». Quello che però non è conciliabile con il diritto Ue, spiega la Corte Ue, è la «proroga automatica e generalizzata della data di scadenza delle concessioni rilasciate, anche senza previa procedura di selezione, per lo sfruttamento turistico di beni demaniali marittimi e lacustre». In effetti prima il governo Berlusconi nel 2009, poi quello di Mario Monti nel 2012 hanno prorogato le concessioni, da ultimo fino al 31 dicembre 2020. La direttiva, sottolinea la Corte Ue, prevede che il rilascio delle autorizzazioni «deve esser soggetto a una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che deve presentare tutte la garanzie di imparzialità e trasparenza», mentre «la proroga automatica non consente di organizzare una siffatta procedura di selezione». Il responsabile nazionale di Cna-Balneatori Cristiano Tomei ha parlato di «colpo durissimo per l’ intero sistema turistico nazionale», invocando «strumenti che consentano alle 30.000 imprese balneari italiane di proseguire la propria attività», mentre Vicenzo Lardinelli di Assobalneari se la prende con «giudici provenienti da chissà quale Paese». Giubilano, invece Legambiente, che parla di «anomalia italiana» e Codacons, che denuncia «la giungla» del settore e chiede al governo di indire subito nuovi bandi. Il ministro per gli Affari regionali Enrico Costa ha promesso «prossime misure normative del tutto compatibili con i dettami della sentenza della Corte Ue» , spiegando che «dovranno essere tutelati gli investimenti e valorizzate esperienza e professionalità di coloro che rappresentano le colonne portanti del turismo balneare del nostro Paese». In preparazione è un decreto legge che rende valide le concessioni fino al riordino del settore entro il 31 dicembre 2017. RIPRODUZIONE RISERVATA.
giovanni maria del re
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox