15 Aprile 2014

Spese pazze: per ora solo cinque consiglieri hanno deciso di patteggiare la pena

Spese pazze: per ora solo cinque consiglieri hanno deciso di patteggiare la pena

SARAH MARTINENGHI C’ È TEMPO fino al 12 maggio, per i consiglieri regionali accusati delle “spese pazze”, per decidere se chiudere la loro vicenda subito, patteggiando la condanna, sostenere un processo confidando in una assoluzione, oppure chiedere il rito abbreviato puntando sullo “sconto” di pena. Ma intanto ieri, nell’ udienza preliminare, è stato chiesto ai 40 consiglieri imputati (o meglio ai loro difensori, dato che gli imputati non erano presenti) di esprimere le proprie “intenzioni”. Qualcuno l’ ha fatto, qualcun altro ha preso ancora tempo. Si è appreso così che il consigliere Francesco Toselli ex Pdl, ora Ncd, così come i colleghi del Carroccio Michele Marinello, Gianfranco Novero, ed Elena Maccanti, hanno optato per il patteggiamento, opzione che sembra tentare anche l’ assessore Giovanna Quaglia, che però sul punto tergiversa: «Non ho ancora deciso». Del resto i vantaggi del patteggiamento non sono pochi: la condanna si dovrebbe aggirare intorno all’ anno di carcere (fino a un anno e mezzo in caso di truffa), ed eviterebbe così la scure dell’ incandidabilità della Severino. Condizione necessaria è però il risarcimento: l’ intera cifra contestata dai pm, maggiorata del 30 per cento. Carla Spagnuolo, ex Pdl anche lei, ha invece idea di ricorrere al rito abbreviato, così come il consigliere comunale Gabriele Moretti, rimasto coinvolto nelle maglie dell’ inchiesta in concorso con il compagno di partito, il Moderato e consigliere regionale Michele Dell’ Utri per i sondaggi affidati alla Voice Care azienda specializzata in indagini demoscopiche (e guidata proprio da Moretti). I pm Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi contestano a Dell’ Utri la cifra più alta in assoluto, e cioè di aver indebitamente chiesto rimborsi per 191 mila euro per le sue attività mensili di sondaggio. Assistito dall’ avvocato Tom Servetto, Dell’ Utri è convinto di poter dimostrare la sua innocenza: i sondaggi commissionati alla Voice Care facevano parte della sua attività politica, «servivano per avere un contatto costante con l’ elettorato». Intenzionato ad affrontare un processo anche il “pensionato” Michele Giovine, che con i suoi 144 mila euro può vantare il record degli scontrini personali: in nota spese a carico della collettività era riuscito a inserire dalle multe ai farmaci, dall’ estetista, al carburante. Andranno a dibattimento anche i leghisti Massimo Giordano e Riccardo Molinari, Alberto Cortopassi (ex Pdl), il consigliere dell’ Udc Alberto Goffi e il collega e capogruppo Giovanni Negro che è accusato oltre che di spese per 64 mila euro anche di finanziamento illecito per la campagna elettorale dell’ ex compagno di partito Deodato Scanderebech. Scelgono il processo anche Rosa Anna Costa (Ncd) e Lorenzo Leardi (Forza Italia). All’ udienza di ieri il gip Roberto Ruscello ha poi ammesso la costituzione del Codacons come parte civile, sostenendo che l’ associazione dei consumatori abbia titolo per entrare nel processo per i reati di peculato e truffa e non per il finanziamento illecito. Sono poi state bocciate tutte le questioni procedurali sollevate dagli avvocati difensori che avevano contestato le modalità con cui sono stati presentati alcuni capi d’ accusa. Intanto altri consiglieri regionali hanno seguito l’ esempio del governatore Cota e di altri 15 colleghi risarcendo la Regione Piemonte per il danno d’ immagine provocato dal loro scandalo: ieri sono stati raccolti altri 100 mila euro, che si aggiungono ai 300 mila già versati. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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