30 Gennaio 2015

Spese pazze in Regione, via al processo Piredda e Quaini chiedono il rito abbreviato

Spese pazze in Regione, via al processo Piredda e Quaini chiedono il rito abbreviato

GIUSEPPE FILETTO CHIEDONO il rito abbreviato, due dei sei imputati al processo sulle “spese pazze”, sui soldi pubblici spesi dai consiglieri regionali per uso personale: per acquistare mutande di pizzo, vini francesi, bigiotteria da regalare a Natale, taxi per andare dal parrucchiere, viaggi in Sicilia e soggiorni alle terme. Si apre il primo processo, in cui, stranamente, né la Regione, tantomeno il Consiglio Regionale ieri, nella prima udienza preliminare davanti al gip, si sono costituiti parte civile, anche se la Procura della Repubblica li aveva indicati come parti lese. È pur vero che il presidente Claudio Burlando (ieri a Roma come grande elettore del Presidente della Repubblica) assicura che lo farà nella prossima udienza. È stata ammessa, invece, la costituzione in giudizio del Codacons con il parere favorevole del pm Nicola Piacente: “Perché portatore di interessi collettivi diffusi, che rendono l’ associazione entità giuridica danneggiata”. Non è un dettaglio: in caso di condanna gli imputati dovranno risarcire i consumatori e gli utenti riuniti nell’ associazione. E però gli ex consiglieri regionali dell’ Idv, Maruska Piredda e Stefano Quaini con il rito alternativo scelgono di non andare al dibattimento, evitano di finire davanti ad un collegio giudicante. E chissà se questa decisione, oltre a puntare allo sconto di pena di un terzo (come previsto dalla normativa nel caso di condanna) non sia anche una strategia che indirettamente faccia leva sulla clemenza del giudice. Certo, il rito abbreviato non è il patteggiamento, cioè una sorta di ammissione di colpa, ma un primo risultato i due imputati lo hanno ottenuto. Anche se non addebitabile alla loro scelta. Il pm Piacente, che ha in mano l’ intera inchiesta, ha già detto che per loro chiederà l’ assoluzione per i reati di falso e di truffa aggravata. Secondo ulteriori ed approfonditi accertamenti, non avrebbero falsificato le note spese, ma messo la loro firma al posto di quella di Marilyn Fusco, all’ epoca capogruppo dell’ Italia dei Valori, quindi la sola titolata ad autorizzare le spese. Inoltre, l’ avvocato di Piredda ha chiesto l’ ammissione in atti di una perizia grafologica di parte, con la quale si dimostrerebbe l’ innocenza della ex consigliera regionale, in ordine alle due falsificazioni di firme su alcune ricevute. Piredda e Quaini, seppure con rito abbreviato, sono chiamati a rispondere di peculato in concorso e le sentenze nei loro riguardi, emesse dal gip, potrebbero arrivare alle prossime udienze del 23 febbraio e del 23 marzo. Processo ordinario, invece, per gli altri imputati: gli ex consiglieri Fusco e Nicolò Scialfa, l’ ex deputato Giovanni Paladini (marito di Marilyn) e il tesoriere degli ex dipietristi, Giorgio De Lucchi. I primi tre sono accusati di peculato, mentre il contabile dovrà rispondere di appropriazione indebita. Ieri, al piano terra di Palazzo di Giustizia, davanti al gip Ferdinando Baldini si è presentato soltanto Quaini (nel frattempo è tornato a fare il medico). Assenti tutti gli altri, rappresentati dai loro avvocati difensori. Questo processo rappresenta solo una parte delle inchieste sulle “spese pazze”. Una tranche, in mano ai pm Francesco Pinto, riguarda i consiglieri regionali del centrodestra: i forzisti Luigi Morgillo, Alessio Saso e Franco Rocca; Raffaella Della Bianca (passata al Gruppo Misto), Aldo Siri (Lista Biasotti). Poi gli Udc Rosario Monteleone e Marco Limoncini. Ancora, Antonino Miceli, capogruppo del Pd, e Mario Amelotti, il tesoriere. Negli scorsi giorni si sono aggiunti Edoardo Rixi, Francesco Bruzzone e Maurizio Torterolo, della Lega Nord. Un altro stralcio, seguito dal pm Massimo Terrile, interessa la passata legislatura: Roberta Gasco (nuora di Mastella) ex Udeur, oggi in quota Fi; e il compagno Lorenzo Castè, l’ ex consigliere nel 2005 eletto in Rifondazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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