5 Aprile 2016

Spese pazze in Regione, processo al rallentatore

Spese pazze in Regione, processo al rallentatore

Si va avanti ma senza fretta, qua siche la Milano proverbialmente frenetica andasse fuori fase quando si tratta di processare la propria classe politica. Così ieri all’ udienza del processo per le spese pazze al Pirellone, dopo l’ ammissione di regione Lombardia come unica parte civile (esclusele associazioni Codacons e Codici Nazionali e Codici Lombardia) i giudici hanno concesso un rinvio fino a venerdì prossimo a difese e accusa. Rimborsopoli o Spese Pazze in Regione. Così è stato ribattezzato il processo che vede imputati 56 ex consiglieri della giunta Formigoni (tra i vip Nicole Minetti e Renzo Bossi) accusati di avere sperperato oltre 3 mln di euro messi a disposizione dallo Stato. Tre i mantovani a giudizio: l’ ex presidente del consiglio regionale Davide Boni, e gli ex consiglieri Claudio Bottari e Carlo Maccari. L’ udienza di ieri, nell’ aula bunker di San Vittore è servita ai giudici della X Sezione Penale del Tribunale di Milano ad ammettere come unica parte civile Regione Lombardia e alla discussione delle parti su ammissione delle prove e liste testi: ne sono stati citati circa 1800. I giudici hanno concesso tempo ad accusa e difese fino a venerdì per depositare le prove documentali e rinviato il processo al 19 aprile. Altre udienze sono previste per il 18 e 26 maggio e 9 e 29 giugno. Gli ex consiglieri sono accusati di aver utilizzato, tra il 2008 e il 2012, i fondi pubblici assegnati ai singoli gruppi regionali per spese personali, tra le quali l’ acquisto di torroni, gratta e vinci o cartucce da caccia, e per pagare cene a base di aragosta e sushi o piadine e nutella. A Davide Boni viene con testata l’ accusa di truffa: avrebbe ottenuto circa 27 mila euro di rimborsi per spese di viaggio per avere comunicato di essere residente nel comune di Sabbioneta, mentre si era trasferito a Milano, e per avere ricevuto 160mila euro in 5 anni per pagare un collaboratore esterno con funzione di autista. A Bottari, già condannato dal Tar a una multa da 687 euro, viene contestato un peculato da 11mila euro già restituiti.

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