14 Aprile 2015

“Spese pazze”, il gip più duro del pm Quaini e Piredda condannati a oltre 2 anni

“Spese pazze”, il gip più duro del pm Quaini e Piredda condannati a oltre 2 anni

GIUSEPPE FILETTO L’ HANNO chiamato “giusto equilibrio” della Giustizia, per questa ragione la Procura della Repubblica aveva chiesto una condanna ritenuta congrua rispetto al reato di peculato, di cui si sarebbero macchiati 27 dei 40 consiglieri regionali. La richiesta era di due anni e due mesi di reclusione per Maruska Piredda ed altrettanti per Stefano Quaini, entrambi ex dell’ Italia dei Valori. Ci ha pensato però il gip Ferdinando Baldini, che passa per essere mite e per nulla inflessibile, ad adottare la mano pesante rispetto al “pubblico ufficiale o l’ incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria”. Il giudice “buono” ha rincarato la dose: ha condannato Piredda a due anni ed otto mesi, Quaini a due anni e 4 mesi. Pene esemplari per i due che hanno scelto il rito abbreviato, quindi con lo sconto di un terzo della pena. Mentre gli altri quattro dello stesso partito sono stati spediti a processo, davanti ad un collegio giudicante. L’ 8 luglio prossimo dovranno presentarsi in tribunale: l’ ex capogruppo Marylin Fusco; il marieuro to, l’ ex deputato Giovanni Paladini; l’ ex consigliere (ed anche ex vice presidente della giunta) Nicolò Scialfa e il tesoriere del Giorgio De Lucchi. Secondo quanto sostiene l’ accusa, gli amministratori avrebbero usato fondi pubblici per acquisti personali, come libri scolastici, cibo per gatti, viaggi, costose bottiglie di vino francese, persino mutande di pizzo ed attrezzatura sanitaria (Quaini è un medico). Nei dettagli, le spese personali non dovute ammonterebbero a circa 13.000 per Piredda e 9mila per Quaini. Ieri, nessuno degli imputati si è presentato a Palazzo di Giustizia. Presenti, invece, i loro avvocati. Le prime condanne sulle spese “pazze” comunque sotto certi aspetti sono state sorprendenti. Le richieste avanzate dal pm Nicola Piacente non erano molto pesanti. Secondo quanto spiega il procuratore capo Michele Di Lecce, si sarebbe presa in considerazione una sorta di “abbuono”, tenuto conto che il peculato, come reato più grave, avrebbe assorbito la truffa ai danni dello Stato e il falso, cioè le correzioni apportate alle ricevute presentate per ottenere i rimborsi relative alle spese compiute nel triennio 2010-2012. Così è stato. Il gip per entrambi gli imputati ha ritenuto il “non luogo a procedere” per il falso e la truffa. Inoltre, Piredda non è stata ritenuta responsabile del peculato per l’ anno 2012, quando era capogruppo. Inoltre, il giudice ha respinto le richieste del Codacons che si era costituito parte civile nel processo, ritenendo di rappresentare i diritti dei cittadini. Per la Regione Liguria e l’ Italia dei Valori, anche loro parte civile, Baldini ha deciso di non concedere provvisionali. Anche se l’ eventuale risarcimento sarà stabilito in sede civile. I due sono stati i primi ad essere giudicati Avevano chiesto l’ abbreviato Con i soldi pubblici lei acquistò indumenti intimi e cibo per gatti, lui attrezzature mediche.
giuseppe filetto

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