8 Novembre 2018

Spesa, le famiglie tagliano sul cibo Cresce solo l’ e-commerce: i dati

in 5 punti Michele Di Branco / roma Lunga vita al commercio elettronico. Le compravendite on line soffocano i negozi tradizionali. Ma almeno evitano all’ Italia guai peggiori. Solo l’ e-commerce, in crescita di quasi 3 punti, si salva nel disastro di un Paese che non consuma più. L’ Istat registra un crollo delle vendite: – 0,8% a settembre e addirittura – 2,5% su base annuale. Numeri pessimi, considerato anche che l’ ufficio di statistica scorge i sintomi di un rallentamento dell’ economia, che a questo punto somiglia a una stagnazione. 1 Elettrodomestici salvi Entrando nel dettaglio, la variazione negativa congiunturale dei consumi riguarda soprattutto i beni non alimentari (-1,1% in valore e -1% in volume), ma non risparmia i beni alimentari (-0,3% in valore e -0,2% in volume). Pure su base annua sono in flessione sia le vendite di cibo (-1,6% in valore) sia quelle di beni non alimentari (-3,1% in valore). Riguardo le vendite di questi ultimi, l’ Istat registra variazioni tendenziali negative in quasi tutti i gruppi di prodotti, eccetto elettrodomestici, radio, tv e registratori (+2,1%) e altri (+0,1%). I cali maggiori riguardano scarpe, articoli in cuoio e da viaggio (-7,1%), e vestiti e pellicceria (-6,3%). Il calo è dell’ 1,2% per la grande distribuzione e del 4,3%, per le imprese operanti su piccole superfici. 2 La crisi arriva da lontanoSe si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi del settembre 2008, le vendite totali sono inferiori del 5,3%, secondo le stime dell’ Unione nazionale dei consumatori sui dati Istat. Ma, mentre la grande distribuzione ha recuperato quanto perso durante la recessione, registrando un incremento del 6,1% (+8,7% per gli alimentari e +1,9% per i non alimentari), i piccoli negozi, invece, sono ancora nel tunnel della crisi. Rispetto a 10 anni fa, le vendite complessive sono ancora inferiori del 15,5%, quelle alimentari segnano un crollo del 14,1%, non alimentari -15,8%. «I consumi – spiega il presidente di Unc, Massimiliano Dona – tornano nuovamente a precipitare, sia su base mensile che annua, sia in valore che in volume, anche per la grande distribuzione». 3 Negozi, mai così male «Una frenata più brusca di quanto atteso, da cui non si salva nemmeno l’ online, e che per i piccoli negozi è la peggiore degli ultimi 5 anni», ha spiegato Confesercenti che parla di uno stop «che purtroppo conferma il nostro allarme sui consumi: secondo le nostre stime, nel 2018 difficilmente cresceranno più dell’ 1%, il risultato più basso dal 2014». Il governo – ha avvertito il presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise – «deve ristabilire la fiducia, e risolvere la questione manovra, è il primo passo necessario. Occorre riprendere un dialogo costruttivo con l’ Europa per poter dare, nel più breve tempo possibile, sicurezze alle imprese e ai consumatori sui provvedimenti in arrivo». 4 Chiusi la domenica? No Un no alle chiusure domenicali è l’ appello al governo che arriva da Federdistribuzione. «Quello che occorre evitare – ha ammonito il presidente, Claudio Gradara – è introdurre in questo scenario negativo di ulteriori elementi di freno dei consumi, che creino disservizio e disorientamento nei consumatori, aumentando quel senso di incertezza sul futuro che sta orientando il migliorato potere d’ acquisto più verso il risparmio che verso il consumo, come una nuova regolamentazione delle aperture domenicali e festive». 5 Il lamento dei consumatori«Una vera e propria Caporetto». È questo il giudizio tagliente, sulla flessione delle vendite al dettaglio, del Codacons. «Siamo in presenza di un flop totale – dice il presidente Carlo Rienzi – Un dato estremamente negativo: le famiglie stanno tagliando le spese in tutti i settori, compreso l’ alimentare che vede una riduzione record su base annua del -3,1% in volume. Questo significa che gli italiani hanno ridotto i consumi di cibo». – BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

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