4 Maggio 2020

Spesa fuori dai Comuni: nuovo scontro tra sindaci «Il prefetto chiarisca»

nodo ipermercati: divisioni sul senso del dpcm. pedone coinvolge la cucinotta
Stefania DE CESARE Spesa fuori dal comune: ancora dubbi sull’ interpretazione del nuovo decreto. E, per questo, sindaco e associazioni di categoria scrivono al prefetto Maria Teresa Cucinotta: «Bisogna fare chiarezza». Con l’ avvio della fase 2 non si spegne la polemica sulla possibilità per i leccesi di recarsi presso i centri commerciali per l’ approvvigionamento di generi alimentari. Il botta e risposta virtuale tra il sindaco di Lecce e il Comune di Cavallino continua a generare dubbi tra i salentini più confusi che mai, e divisi tra la volontà di voler fare acquisti in un centro commerciale più conveniente e la paura di essere sanzionati. Ieri il sindaco Salvemini ha ribadito quanto detto nei giorni scorsi sulla possibilità di uscire dalla zona di residenza per l’ acquisto di generi alimentari con chiaro riferimento ai centri commerciali di Surbo (Ipercoop) e di Cavallino (Conad). «Nel nuovo Dpcm è scomparso obbligo di rimanere nel proprio Comune (non si può uscire dalla Regione) ha scritto su Facebook -. Quindi alla domanda: Posso andare da Lecce a fare la spesa a Surbo o Cavallino? La risposta è sì, e vale naturalmente anche il contrario. Sempre da soli. Chi annuncia di procedere a sanzionare i cittadini provenienti da altri comuni che dichiarano che lo spostamento è motivato dalla necessità di fare la spesa si assume la responsabilità di questa decisione». Ma cosa prevede il nuovo provvedimento? Nella circolare del Ministero dell’ Interno – numero 15350/117(2) – nella quale si chiariscono le misure da adottare nella fase 2 contenute nel decreto del 26 aprile, alla voce spostamenti si consente «in via generale e ora in ambito regionale, gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute». Non si fa menzione della spesa, ma quest’ ultima rientra nell’ ambito delle situazioni di necessità. Il Dpcm del 26 aprile in vigore da oggi, quindi, elimina l’ ambito comunale come delimitativo della possibilità di spostamento per necessità, che comprende anche quello per la spesa alimentare. I movimenti, stando alla circolare, possono avvenire tra vari i comuni nell’ intero territorio regionale. A questa interpretazione, come è noto, si è opposta quella particolarmente restrittiva pubblicata dalla Polizia locale di Cavallino, competente per territorio nel controllo degli accessi alla Conad. I vigili sono pronti a sanzionare i movimenti per necessità di spesa, se l’ acquisto non interessa prodotti non altrimenti reperibili sul territorio comunale di appartenenza. Anche Surbo mette dei paletti per gli acquisti. Per quanto riguarda le compere da fare presso il centro commerciale Ipercoop, infatti, nulla sembra essere cambiato rispetto alle precedenti disposizioni. «Il nuovo Dpcm – spiega il commissario Giovanni Grassi – su questo punto non entra nel merito della questione, e quindi insieme agli altri due commissari prefettizi non ci siamo posti il problema. A parte le situazioni di necessità, che da oggi giustificano gli spostamenti da un comune all’ altro, per quanto riguarda l’ approvvigionamento di generi alimentari ci si dovrebbe recare nel supermercato più vicino all’ abitazione familiare per evitare assembramenti e tutelare quindi di conseguenza la salute propria e altrui». A sostenere la tesi di Salvemini – dal punto di vista concettuale – è il primo cittadino di Lizzanello, Fulvio Pedone, che ha preso carta e penna e scritto al prefetto Maria Teresa Cucinotta. La crisi economica generata dall’ emergenza sanitaria, secondo il sindaco, ha fatto registrare «un considerevole aumento del livello di povertà». Una condizione di difficoltà economica che giustificherebbe «lo spostamento per la spesa dei titolari dei nuclei familiare in difficoltà, verso mercati maggiormente concorrenziali». Anche il Codacons Lecce si è rivolto direttamente alla Prefettura per chiarire se i cittadini possano recarsi per fare la normale spesa «presso strutture di vendita situate in Comuni diversi da quello di propria residenza». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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