26 Giugno 2002

Spesa: euro e caldo fanno la stangata

Rincorsa in salita dei prezzi. Pesche aumentate del 70% in un mese. Ma rincari anche su pane, pizza e birra

Spesa: euro e caldo fanno la stangata

E il Codacons denuncia: quattro gelati in un ristorante pagati 36 euro




PERUGIA – Le cifre senza zeri dei prezzi in euro traggono in inganno anche le massaie più esperte. Le quali, senza accorgersene, si ritrovano a spendere molto più di quanto non facevano un anno fa. Questo nonostante i dati Istat propongano una visione “rosea“ della situazione, molto lontana da quella dei consumatori. Per gli analisti di settore si tratta dell?“effetto ritardato del change over“, ovvero degli aumenti scattati gradualmente dopo il blocco praticato durante la doppia circolazione. Ne consegue che ora i prezzi volano, sostenuti da due forze che spingono nella stessa direzione: aumenti più o meno fisiologici e arrotondamenti selvaggi.Questo spiega l?impennata dei prezzi in diversi settori, da quello alimentare a quello dell?abbigliamento, anche se in alcuni casi è difficile spiegare certe cifre con l?uno e l?altro aspetto. Il risultato? Un litro di acqua minerale al bancone del bar è quotato più di un litro di benzina verde, una birra media al pub è aumentata del 40% mentre farsi servire un gelato (già confezionato) al ristorante potrebbe risultare letale per il proprio portafogli. «Gli aumenti che constatiamo – denuncia Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – sono impressionanti, per questo lanciamo un vero e proprio allarme “europrezzi“. L?inflazione scende, ma di contro la spesa sale alle stelle». Ma non sono solo negozi e supermercati ad approfittarsi dei consumatori. «Ci è stato segnalato – continua la Falcinelli – il caso di un ristoratore perugino che ha fatto pagare quattro gelati confezionati serviti al tavolo dopo il pranzo, 36 euro, oltre 60 mila lire. In questi casi è bene leggere attentamente il menu, controllando i prezzi prima di scegliere». Un esempio delle tante segnalazioni raccolte dall?associazione di consumatori che denuncia aumenti di ogni tipo: «Nel settore pane e pizza, abbiamo constatato incrementi dal 5 al 20%, i fiammiferi sono passati da 500 lire a 30 centesimi, una bottiglietta d?acqua minerale da mezzo litro è passata da 1.500 lire a 0,80 euro». Sorprese anche al pub e in pizzeria, con il prezzo di una birra media candidamente passato da 9 mila lire a 6,50 euro, quello di una “margherita“ da asporto da 7 mila lire a 4,5 euro.
I problemi sono tornati anche nei mercati ortofrutticoli con i prezzi di frutta e verdura che, per il gran caldo, sono tornati sotto tensione. «Fruttivendoli e mercatini – continuano al Codacons – sono ormai diventati la “boutique del fagiolino“». Se insalata e zucchine risultano più o meno stabili, altrettanto non si può dire della frutta di stagione che in un mese ha fatto registrare aumenti anche del 70% come nel caso delle pesche gialle. Ma anche peperoni e pomodori volano, come le susine e le albicocche. Spiega Massimo Simonelli, responsabile di Aurora (Fondi), uno dei maggiori fornitori di ortofrutta degli operatori umbri: «Gli aumenti di questi giorni sono dovuti alla primavera molto calda che ha anticipato i raccolti. Molti prodotti sono venuti a maturazione prima, arrivando sul mercato in concomitanza con quelli di provenienza estera (Spagna e Francia soprattutto)». Il risultato è che in un primo momento c?è stato un crollo del mercato seguìto, ora, da una serie di aumenti a catena. «Il prodotto che esce dai raccolti – continua Simonelli – è di qualità inferiore; di contro, la merce di qualità che arriva ai consumatori scarseggia e le conseguenze si riscontrano sui prezzi. Pagare all?ingrosso 500 lire per un chilo di frutta di qualità non eccellente (il sole l?ha fatta maturare troppo) è sicuramente eccezionale». Piccola e grande distribuzione, almeno in questo caso, sarebbero “scagionate“.

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