Spesa di Natale “strozzata” dai rincari
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fonte:
- Il Messaggero
Prezzi alle stelle anche per cioccolato e torrone. Il Codacons: «Non bastano le offerte»
PERUGIA – Il 2009 si chiude con la solita altalena dei prezzi con la costante che per la maggior parte delle famiglie restano ancora troppo alti. Anzi, c’è il rischio che negli ultimi due mesi dell’anno alimentari e carburanti stimolino la ripresa del caro vita. Gli umbri si apprestano infatti a fare la spesa di Natale con un’inflazione in salita dello 0,1% mensile mentre su base annua, stando agli ultimi dati Istat, i prezzi sono saliti dell’1,2%. Dai limoni ai finocchi, passando per caffè tostato e cioccolato in tavolette, nel carrello non mancano i prodotti rincarati (dati Maposserva). Ma il Codacons Umbria "denuncia" prezzi troppo alti anche i prodotti tipici natalizi. «Da una ricognizione nei principali supermercati della regione – dice la presidente regionale Carla Falcinelli – 180 grammi di ricciarelli costano 4,20 euro e si tratta di offerte limitate, valide per un tot di pezzi. Non sono prezzi bassi, come quelli di 250 grammi di panforte a 4,70 euro. Poi, 9,50 euro un torrone grande non di marca, 3,88 euro un torrone piccolo di marca». Allerta prezzi per vari prodotti tradizionali, dalle lenticchie (2 euro per 250 grammi), salmone affumicato (8,50 euro per 400 grammi) e lo zampone (6,40 di marca). «Abbiamo notato poi che per quanto riguarda panettone e pandoro – aggiunge Falcinelli – in tanti preferiscono aspettare gli ultimi giorni: un po’ per le offerte, un po’ perché si spera di riceverlo in regalo». I problemi della spesa quotidiana, inoltre, si inseriscono in un contesto di difficoltà legate alle spese fisse di fine anno che in molti casi hanno decimato le tredicesime. «In questi giorni riceviamo in continuazione domande di rateizzazione di bollette – fa notare Alessandro Petruzzi, presidente regionale di Federconsumatori – e questo è uno dei tanti segnali delle famiglie che si trovano in difficoltà e che tentano tutte le strade per restare in regola. Quanto ai prodotti alimentari, consigliamo di controllare con attenzione le etichette per evitare di ritrovarsi in tavola "lenticchie di Colfiorito" coltivate e confezionate in Romania». Anche se quasi tre quarti di tredicesima se n’è andata in fumo per onorare debiti e far fronte alle spese obbligate di fine anno, gli umbri non rinunciano alla tradizione, specie a tavola. Per il resto si risparmierà su tutto, dai regali ai viaggi, considerando i mesi di rincari (non solo prezzi, ma anche tariffe e servizi) che gli umbri si lasciano alle spalle e che hanno continuato a rosicchiare i loro redditi. Il settore alimentare, in vista delle festività di fine anno resta tuttavia uno dei più gettonati. «Si sta confermando il trend di mantenere la tradizione – rileva Gianni Rocchi, funzionario Confesercenti Umbria – e specie a Natale si punta sui prodotti tipici. Ma in generale sui consumi alimentari non notiamo alcuna flessione specie se consideriamo che cibo e vino saranno i regali preferiti dagli umbri». A parità di prezzi, quindi, il settore si aspetta un aumento dei volumi di vendite. «Se ai regali aggiungiamo la spesa per i vari cenoni – aggiunge Rocchi – ci aspettiamo un trend decisamente positivo». E in tale contesto un’arma in più sembrano averla i piccoli negozi. «Tali attività – spiega Rocchi – possono puntare sulla qualità e sulla tradizione proponendo specialità legate al territorio che nella maggior parte dei casi sfuggono alla grande distribuzione. Per il resto, le vendite di prodotti della tradizione, dai panettoni agli spumanti, sono brillanti un po’ ovunque». La mappa della spesa appare così in continuo movimento ed ormai difficilmente si prescinde dai prezzi di volantino, specie in questo periodo dell’anno. «Per certi prodotti della tradizione – osserva Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – si aspettano gli ultimi giorni sperando in ulteriori ribassi. Nei giorni scorsi abbiamo notato che un pandoro di marca, ad esempio, in un supermercato veniva venduto a 5,90 e non ci pare così economico. Non a caso, sentendo un po’ in giro, abbiamo notato che in tanti sperano di riceverlo in regalo, anche come strenna natalizia, evitando un acquisto». Già ieri, tuttavia, nei negozi a marchio Conad del perugino era possibile trovare panettoni a un euro. Quanto ai regali, per chi non opta per il "regalo agroalimentare", i consumatori sembrano muoversi su direttrici ben precise. «Abbiamo notato molto interesse per l’elettronica e la tv – aggiunge la Falcinelli – molti la cambiano o comprano il decoder in vista del passaggio al digitale terrestre. Poi c’è chi aspetta questo periodo per acquistare il telefonino di ultima generazione o un prodotto informatico. Per abbigliamento e calzature, invece, la maggioranza temiamo aspetti il 7 gennaio con l’avvio dei saldi di fine stagione. Ma in tanti stanno riaprendo i propri armadi, alla riscoperta di capi indossati poco o che si consideravano fuori moda». Vede nero l’Osservatorio di Federconsumatori che parla di un calo dei consumi natalizi intorno al 23% con una spesa pro-capite che da 333 passerà a 258 euro. Secondo l’associazione (con l’Adusbef), a subire il calo maggiore saranno i settori abbigliamento e calzature (-35%), mobili, arredamento per la casa ed elettrodomestici (-25%), elettronica di consumo (-15%), profumeria e cura della persona (-20%), giochi, giocattoli e sport (-5%), alimentare (-4%). «Percentuali che – come rilevano le due associazioni – riguardano esclusivamente gli acquisti relativi alle festività natalizie». Per ridare ossigeno alle famiglie, che in 12 mesi hanno visto le proprie ricchezze erodersi, l’Adoc ha proposto di tagliare prezzi di alimentari e di carburanti del 30%. «Le famiglie hanno perso ben più dell’1,9% segnalato da Bankitalia», spiegano dall’associazione. E un altro aspetto delle difficoltà incontrate può essere letto attraverso la (scarsa) propensione ai viaggi: sempre secondo l’Adoc Umbria quest’anno si sposterà appena il 16% degli umbri con la parte restante che trascorrerà le festività tra le mura domestiche. «Solo due umbri su dieci viaggeranno – fa sapere Angelo Garofalo, presidente dell’Adoc Umbria – scegliendo un week end in Europa o in Italia. Località di montagna, città d’arte e capitali continentali, stazioni termali e agriturismo, le mete preferite dai turisti umbri. I quali, nel 54% dei casi, spenderanno al massimo 700 euro a persona mentre solo il 3% potrà permettersi di spendere più di mille euro in viaggi».
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