3 Aprile 2011

Spesa a Trento, costa più della media

Spesa a Trento, costa più della media
 

E’ Aosta la città più cara d’ Italia, dove il carrello della spesa arriva a costare fino a 800 euro in più l’ anno, ma anche Trento non scherza. Secondo un’ indagine condotta dal Codacons, insieme al sito specializzato www.spesafacile.com, infatti, anche nella nostra provincia fare la spesa non è affatto conveniente. Su 109 province italiane testate noi ci troviamo al ventesimo posto. Consola un po’ sapere che a Bolzano vivere sembra essere ancora più dispendioso. Lo studio ha preso in esame un paniere composto da 28 beni, rappresentativi della spesa settimanale tipo di una famiglia media. Nel carrello sono stati inseriti quindi generi alimentari come latte, uova, pane, pasta, carne bovina, e beni legati alla persona come sapone, detersivo e dentifricio. Il risultato indica Siena al vertice della classifica del risparmio. Quasi inaspettatamente infatti nella provincia toscana per acquistare il paniere di beni individuato, si spende meno in assoluto: 49,83 euro. A Trento, per la stessa spesa, invece, si dovrebbero sborsare 58,16 euro. La provincia più cara invece proprio Aosta dove si spendono 63,83 euro, ossia 14 euro netti in più di Siena (+28%). Tra le città più economiche figurano molte città del Sud: al secondo posto si piazza infatti Vibo Valentia (50,29 euro) e al terzo Potenza (50,98 euro). Al contrario tra le più care sono soprattutto città del Nord. Il Codacons evidenzia proprio che tra le città meno convenienti vi siano ben tre province della Lombardia (Lecco, Varese e Sondrio) e tre del Piemonte (Novara, Vercelli e Verbano Cusio Ossola) e poi naturalmente anche Trento e Bolzano. Guardando ai prodotti inseriti nella lista della spesa, alcuni registrano prezzi estremamente diversificati a seconda della città: curioso che da noi, ad esempio, risulti particolarmente cara la carta igienica. Una confezione da 12 rotoli costa 5,17 euro contro i 3,35 di Isernia. Caro anche il pane confezionato, 3,40 al chilo, il doppio che a Fermo dove si paga 1,87. In Trentino, al contrario, gli italiani potrebbero venire a fare scorta di patate visto che da noi si registra il prezzo più basso del mercato, 0,34 centesimi al chili. Lo stesso chilo che in Puglia, nella provincia di Barletta.Andria – Trani costa più di un euro. «Le differenze esistenti tra le varie città d’ Italia sotto il profilo dei prezzi al consumo, incidono pesantemente sui bilanci delle famiglie e sul loro potere d’ acquisto – afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – Basti pensare che, facendo una spesa completa (non solo i 28 beni dello studio) nella città più conveniente, a fine anno si avrà un risparmio pari a circa 800 euro a famiglia rispetto alla città più costosa». Se andiamo a vedere i singoli prodotti, con rilevazione Istat aggiornata però a dicembre, a Trento sono cresciuti soprattutto i prodotti ortofrutticoli, come le patate (+31% in un anno), la lattuga (+15%), le cipolle (+20%), le clementine (+14%). Ma subito dopo troviamo la farina di frumento, cresciuta dell’ 11% su base annua. Pane e pasta per ora non riflettono questi aumenti. A gennaio sono aumentati dell’ 1,2% i prezzi dei servizi ricettivi e di ristorazione. L’ incremento annuo è al 2,4%. Su anche le bevande alcoliche e i tabacchi, che in dodici mesi sono cresciuti dell’ 1,9%. Praticamente fermi, invece, i prezzi di abbigliamento e calzature e di mobili e articoli per la casa, nonché quelli del capitolo servizi sanitari e spese per la salute. Si è fermata l’ ormai storica riduzione dei prezzi delle comunicazioni, telefonini in primo luogo, in leggera salita a gennaio e anche su base annua. Sono scesi nel mese e nell’ arco di un anno i costi dell’ istruzione (-1,5%) e di ricreazione, spettacoli e cultura (-0,6%).
 

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