4 Dicembre 2004

Speronato il treno passeggeri, 78 feriti

Speronato il treno passeggeri, 78 feriti

Ricoverate venti persone, una sola è in gravi condizioni






PALAGIANELLO (TARANTO) ? Un fragore di lamiere, poi un botto e tre carrozze, piene di passeggeri, che si sollevano e precipitano in una scarpata di sette-otto metri: è ormai notte quando lungo la linea ferroviaria nei pressi di Palagianello, in provincia di Taranto, un treno merci partito da Bari si scontra con l`Espresso 910 proveniente da Reggio Calabria e diretto a Torino. L`impatto è molto forte: il merci prende in pieno la penultima carrozza del passeggeri, che vola nella scarpata trascinando con sè altre due carrozze. Il treno merci si ferma invece una trentina di metri dopo il luogo dell`impatto; di questo convoglio rimane danneggiato praticamente solo il locomotore, che ha la cabina di guida completamente rientrata. Il bilancio è grave, 78 persone ferite, venti delle quali vengono ricoverate in ospedali della provincia. Il prezzo più alto lo paga un ragazzo di 17 anni di Lizzano (provincia di Taranto) che nello scontro ha il braccio sinistro amputato di netto. Ma poteva andare anche peggio, poteva essere un vero disastro. Che cosa sia successo esattamente, che cosa abbia determinato l`impatto tra i due treni non è stato ancora accertato. Due le ipotesi, un segnale di stop non rispettato, o un semaforo non visto o fuori uso: per questo sono al lavoro tecnici nominati dai magistrati tarantini che indagano sul disastro, insieme con quelli mandati dal ministro dei Trasporti Pietro Lunardi; ma anche le Ferrovie stanno cercando di ricostruire esattamente l`accaduto. Dai primi accertamenti, sarebbe stato il merci, diretto verso Taranto, a non osservare uno scambio, finendo così contro il passeggeri che viaggiava in direzione opposta. Lo scontro avviene alle 22.40. Un attimo dopo il boato, quella zona buia della campagna tarantina è squarciata dalle grida di paura e di disperazione. «Ho visto la morte con gli occhi», dice un uomo che cerca di portare sua moglie più lontano possibile dal luogo del disastro, quasi a volerlo allontanare anche dalla mente. Un giovane calabrese racconta: «Ho sentito un raschio, un rumore del mio treno contro un altro treno, poi il botto e mi sono sentito volare via. Pensavo che era finita». E invece se l`è cavata con tanto spavento ma senza un graffio. Sono questi i momenti della paura, delle grida, della disperazione. Molti piangono, chiedono aiuto, ma i soccorsi fanno fatica ad arrivare per la natura stessa del luogo, racchiuso com`è da un terreno coltivato con tendoni da una parte e la scarpata dall`altra: difficile da raggiungere. Tra i primi a mobilitarsi per i soccorsi è il capostazione di Palagianello. Capisce che cosa è successo, non ha la dimensione del fatto ma sa che è qualcosa di molto grave. Esce disperato dalla stazione, va per strada e si mette a gridare «Aiutatemi, datemi una mano». È lui a organizzare i primi soccorsi, a mettere insieme i primi volontari. Quando questi arrivano, la zona è ancora buia. C`è un gippone con un faro potente sul tetto, che illumina quello che può. Alcuni anziani portano via i bagagli trascinandoli nel fango, mentre dalle carrozze precipitate nella scarpata vengono portate fuori le persone intrappolate. Il grosso del lavoro lo fanno i vigili del fuoco e gli operatori del 118, ma ci sono anche le altre forze di polizia e volontari. Raggiungono a piedi l`ultimo tratto di quella zona impervia e paludosa, e a piedi portano via sulle barelle i feriti. Le Ferrovie mettono a disposizione altri mezzi di trasporto: i passeggeri che non hanno fatto ricorso a cure mediche sono fatti proseguire alla volta della stazione di Palagianello per poi essere condotti con pullman alle loro destinazioni: Bologna, Piacenza e Torino. Parecchi che erano saliti sul treno a Taranto scelgono di tornarsene a casa. Partono le indagini. Arrivano il procuratore aggiunto di Taranto, Franco Sebastio, e il sostituto Remo Epifani. Solo ieri pomeriggio, dopo i rilievi tecnici, i magistrati autorizzano la rimozione dei mezzi. Possono così cominciare i lavori per il ripristino della linea ferroviaria, previsto all`alba di oggi. Nel frattempo il collegamento viene ancora assicurato con i pullman che bypassano la zona dello scontro, collegando Taranto con Gioia del Colle. Lentamente la zona viene sgomberata ma sul campo restano gli interrogativi, e le polemiche. I sindacati confederali dei Trasporti: «Nonostante i finanziamenti e i progetti in corso ? denunciano ? la dotazione infrastrutturale e la tecnologia dedicata a elevare gli standard della sicurezza della rete ferroviaria, sulla tratta Bari-Taranto, in Puglia e nel Mezzogiorno in generale, soffrono di carenze e ritardi nel completamento delle opere». In un comunicato della Cisl e della Fit (Federazione italiana trasporti), si ricorda «l`ultra decennale vertenza sindacale per il raddoppio della linea Taranto-Bari». Inoltre viene sollecitata la Regione Puglia ad intervenire per evitare che la situazione sia fonte di rischi anche in futuro. Per Giuseppe Sgobio, deputato del Pdci, la questione della sicurezza del trasporto ferroviario «non è più rinviabile e va inserita inderogabilmente nelle priorità del governo». Il Codacons, infine, ha sollecitato i passeggeri a richiedere il rimborso dei danni non solo fisici ma anche dovuti allo stress da paura. Ad affermarlo è Carlo Rienzi, presidente del Codacons, il coordinamento delle associazioni per la tutela dei consumatori pronto a costituirsi «parte civile nella vicenda in rappresentanza di tutti gli utenti». «Si tratta ? denuncia Rienzi ? dell`ennesimo deragliamento che fa nascere molte domande sul livello di sicurezza del trasporto ferroviario italiano. Nonostante ciò, le tariffe ferroviarie subiscono aumenti che alla luce dei fatti appaiono oltre che ingiusti, addirittura offensivi per gli utenti. Altro che aumenti dei prezzi dei biglietti e multe sul treno per chi non lo ha acquistato prima di salire. I vertici delle Ferrovie pugliesi dovrebbero dimettersi immediatamente».

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