«Sperimentazioni, il controllo non spetta al comitato etico E’ un compito della direzione del Policlinico»
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fonte:
- Il Resto del Carlino
di FRANCESCO VECCHI PER LA PRIMA VOLTA dopo l’ esplosione dello scandalo Cardiologia, parla Sandro Spinsanti, presidente del comitato etico modenese che decide il via libera o meno alle sperimentazioni sui pazienti del Policlinico. PROFESSORE, il comitato etico ha un ruolo di controllo? Se sì, ha controllato a dovere? «Non ha un ruolo di controllo, è bene chiarirlo. Ha una funzione di valutazione e monitoraggio sulle sperimentazioni. Cosa ben diversa. Le approva o le respinge». Dunque, chi è che controlla? «Spetta ad altri soggetti verificare l’ eventuale uso scorretto delle sperimentazioni. Dall’ amministrazione dell’ ospedale ai Nas. Sulla base magari di una segnalazione». Come successo per il caso Cardiologia? «Esatto». Così viene il sospetto che se nessuno denuncia, nessuno poi controlla. «È giusto. È legittimo. Ma sarebbe ingenuo pensare a un singolo organo preposto al controllo delle sperimentazioni. Serve un intero sistema all’ interno di un ospedale per individuare chi ha comportamenti scorretti. Chi sa deve denunciare». Però nel caso del Policlinico le segnalazioni sono venute dall’ esterno. E la direzione? «Questa rimostranza non va fatta al comitato etico che ha altri compiti. Da cittadino però ritengo che anche nella sanità i comportamenti mafiosi nascono dalla connivenza, dalla vigliaccheria e dall’ omertà. Se qualcuno sapeva era tenuto a parlare. Doveva farlo». Le voci c’ erano, lo ha detto anche la preside di Medicina, Gabriella Aggazzotti. A voi non erano arrivate? «Voci no. Ma la quantità di sperimentazioni provenienti da Cardiologia l’ avevamo notata». E cosa avete fatto? «Bè, il nostro comitato ha bocciato numerose sperimentazioni, che in gergo tecnico si chiamano protocolli, provenienti da Cardiologia. Anzi, abbiamo anche convocato per ben tre volte uno dei responsabili» Sta parlando di Sangiorgi? «Sì, per ben tre volte. E si deve tenere conto del fatto che raramente un comitato etico convoca un responsabile per chiarire i dubbi sulle sperimentazioni. Di solito non c’ è bisogno. Non a caso dall’ inchiesta è emerso che i protocolli hanno smesso di passare da noi a un certo punto». Un riferimento alle sperimentazioni fantasma, al fatto che veniva bypassato il comitato etico? «Esattamente. Ripeto, nella nostra attività di monitoraggio abbiamo bocciato diversi protocolli presentati da Sangiorgi». Dunque ritenete di aver fatto il vostro dovere? «Sì. Ci siamo riuniti anche in settimana per analizzare il lavoro fatto. Abbiamo proceduto in modo rigoroso. Non ci vedevamo in modo chiaro e per questo abbiamo detto no a tante sperimentazioni». Avevate sospetti quindi? «I dubbi che abbiamo avuto sono dimostrati dalle bocciature. Certo non avevamo idea di truffe con onlus false o cose del genere». Quelle sarebbe spettato ad altri segnalarle… «Ma magari qualcuno lo ha fatto. Sono convinto che i faldoni arrivati al Codacons, quelli anonimi con i casi sospetti, potrebbero essere stati mandati da professionisti interni all’ ospedale. Non sarei sorpreso». In questa vicenda pesa il ruolo delle case farmaceutiche «Bè, paradossalmente come comitato ci preoccupa spesso il fatto che su determinate malattie non vengono fatte ricerche. Vedi la Sla o le morti in culla. L’ oncologia e le malattie cardiovascolari hanno tante sperimentazioni, altre non ne hanno proprio». Questione di soldi, alle case farmaceutiche non conviene «È così. Ma non solo. Spesso dipende anche dall’ interesse e dall’ ambizione del professionista che vuole fare ricerche per poi finire nelle pubblicazioni e avere prestigio». E a decidere dove si sperimenta sono quasi sempre le case farmaceutiche… «Non ci troviamo con il menù già fatto. Possiamo solo dire se gli ingredienti vanno bene o no». A proposito di pubblicazioni scientifiche, le sperimentazioni fantasma finivano sulle riviste di tutto il mondo, no? «Le pubblicazioni sono un altro tema molto delicato. Il nostro comitato è stato il primo a bocciare le sperimentazioni che prevedono la pubblicazione solo se hanno un buon esito, cosa che molte aziende farmaceutiche richiedono per sponsorizzare le ricerche. Sui controlli, lo ripeto, non spettava a noi». Certo che non emerge un bel quadro sulla ricerca medica «La ricerca è il futuro della medicina. Non dobbiamo dimenticarlo. Sarebbe un errore colossale far passare il messaggio che i pazienti che si sottopongono alle sperimentazioni sono delle cavie. A Modena abbiamo attivato un servizio di monitoraggio attivo per oncologia. Contattiamo i pazienti sottoposti a sperimentazioni successivamente per sapere se erano stati informati e se avevano dato il loro consenso». Ultima domanda: il fatto che il caso sia scoppiato dimostra che il Policlinico ha avuto un buon sistema immunitario? «No, siamo stati contagiati. In tanti si devono fare domande sui controlli. Ci sono stati comportamenti omissivi. L’ assenza di responsabilità giuridiche non annulla la presenza di colpe quanto meno morali».
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