Spelacchio all’ Anac e Corte dei conti
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fonte:
- Il Tempo
rami d’ inchiesta esposti per la procedura d’ appalto e presunto danno erariale e il new york times definisce il povero abete il simbolo di una «città decadente»
La triste storia di «Spelacchio» non finirà il 25 dicembre, quando i social hanno organizzato il suo funerale, ma ben dopo l’ Epifania, quando l’ abete rosso della Val di Fiemme sarà davvero finito in ben altri lidi, speriamo in un sereno rientro a casa dove almeno il suo legno possa essere recuperato, magari per una scultura che lo renda “eternamente” un albero di Natale. Il presidente della Commissione Trasparenza del Campidoglio, Marco Palumbo, ha infatti inviato una lettera all’ Autorità anticorruzione per chiedere se sono state rispettate le norme in materia di contratti pubblici. «La Commissione da me presieduta ha preso visione di tutta la documentazione relativa al contratto di acquisizione e all’ affidamento mediante trattativa diretta del servizio de quo alla Società Ecofast Sistema Sr.l – scrive Palumbo all’ Authority presieduta da Raffaele Cantone – dall’ esame di tale documentazione, tenuto altresì conto che nel 2016 il medesimo servizio di ritiro, trasporto eccezionale e posizionamento di un abete è stato affidato alla stessa società di cui sopra, si chiede se nell’ espletamento delle suddette procedure sono stati osservati i principi e i criteri espressamente specificati nelle Linee Guida sulle “Procedure per l’ affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e for mazione e gestione degli elenchi di operatori economici”». Il punto da chiarire insomma, è perché il Campidoglio si sia rivolto alla stessa società dell’ anno precedente per chiamata diretta, a metà novembre, motivando la ben conosciuta “motivazione d’ urgenza”. Eppure almeno la certezza sulla data del Natale ancora nessuno ce l’ ha tolta. Ma se l’ Anac dovrà occuparsi di valutare la legittimità della procedura, spetterà invece alla Corte dei conti verificare il danno erariale. Il Codacons infatti ha presentato un esposto, respingendo al mittente Raggi il “prendiamola con un sorriso”: «Noi al contrario afferma il presidente Carlo Rienzi – riteniamo che le dichiarazioni del sindaco siano offensive per i cittadini romani, perché buttare al vento 48 mila euro di soldi pubblici per un albero di Natale che ha fatto il giro del mondo per bruttezza e non in grado di arrivare nemmeno alle feste, non provoca affatto il sorriso negli utenti». Infine dal Codacons arriva una stoccata anche per l’ assessore all’ Ambiente di Roma Capitale, Pinuccia Montanari, secondo la quale l’ albero di piazza Venezia sarebbe “assolutamente suggestivo”. «Non vogliamo commentare i gusti personali dell’ assessore – commenta Rienzi – ma se la Montanari ama così tanto Spelacchio, la invitiamo ad installarlo in casa sua al più presto, così da liberare romani e turisti dallo scempio di piazza Venezia». E mentre nella Capitale si cerca di fare chiarezza sul come e sul perché ci si è ritrovati con Spelacchio, oltretutto dopo la clamorosa debacle dell’ anno scorso, (quando l’ albero era pure vivo e vegeto ma l’ addobbo del tutto deprimen te), e con l’ immagine di una Roma burlona e degradata che ha fatto giro del mondo. I quotidiani e i siti di tutto il mondo, dalla Germania al Sudafrica, dal Ghana agli Stati Uniti hanno infatti parlato dell’«albero di Natale più triste del mondo», superando persino le difficoltà della traduzione del nome. La Bbc ci ha provato con un paio di proposte. La prima: «Grungy». Ma non va bene, perché se il termine richiama uno stile ipercasual molto di moda una ventina di anni fa, di fatto risulta offensivo: «cencioso», «lercio», «sporco». Poi hanno provato con «Shabby» che tuttavia significa «logoro», «consunto». Il decesso qui non è avvenuto per consunzione, ma per presunte carenze nel trattamento dopo il distacco dalla natia foresta. Siè optato dunque per «mangy», definizione che dalla Bbc è arrivata subito sulle pagine del New York Times. Il termine infatti indica tutto ciò che è “malridotto”, Spelacchio, appunto, nella sua versione english. «I suoi aghi morti sono caduti dai rami – scrive il Ny Times – lasciando i rami nudi. Uno spettacolo che «colpisce i romani perché simbolo del declino della loro città». Più dura la Bbc, che parla di «sfacelo degli ultimi anni». E la Raggi se la ride.
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