20 Dicembre 2017

«Spelacchio», addio all’ abete star del web

storia dell’ albero di natale che non arriverà a natale: partito dal trentino già senza radici, a roma si è appassito: «lo butteremo»
TRENTOIl Comune di Roma ha deciso: «L’ abete rosso arrivato dal Trentino ed esposto in Piazza Venezia verrà presto buttato, probabilmente ancora prima della fine delle festività».Questa è la storia di «Spelacchio», il primo albero di Natale che non arriverà a Natale. E se ci arriverà non lo festeggerà a lungo. Spelacchio (così soprannominato dai romani per il suo aspetto, appassito e scarno fin dai primi giorni di esposizione nella Capitale) era già diventato una star del web, irriso dai romani che ne sbeffeggiavano l’ aspetto, ma ieri il Comune di Roma ne ha decretato ufficialmente il funerale: «Ce ne libereremo presto».In realtà, Spelacchio non è mai morto a Roma, perché era già morto quando è partito dalla val di Fiemme poiché in Trentino gli avevano già tagliato le radici. Del resto la prassi è proprio questa, ma qualcosa non ha funzionato, probabilmente nel trasporto verso la Capitale. «Pur essendo di fatto morto – spiega Ilario Cavada, esperto della Magnifica Comunità della Valle di Fiemme che ha fornito alla Capitale l’ albero di Natale – l’ albero è in grado di restare rigoglioso per un mese e mezzo o due, come sempre avvenuto, garantendo lo scopo estetico per cui è stato messo in Piazza Venezia. Quando è partito dalle nostre valli – spiega ancora Cavada – era in ottime condizioni, come dimostrato dalle foto. Qui è stato legato correttamente, una manovra necessaria per farlo entrare in un autoarticolato. Escludo che sia seccato così in fretta per colpa del freddo, o, come detto da qualcuno, perché avvelenato. Quello che è successo – continua l’ esperto – è che sia stata eseguita non correttamente l’ operazione di slegatura della pianta una volta arrivata a Roma».Inutile dire che sui social si è subito scatenata l’ ilarità: “Un pensiero commosso a “Spelacchio”, il povero albero di Natale di Roma morto di tristezza e incuria”. E ora sulla vicenda indagherà pure la Corte dei Conti dopo l'(immancabile) esposto del Codacons.

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