10 Maggio 2011

Specializzandi senza prescrizione

Specializzandi senza prescrizione

Nessuna prescrizione per il diritto dei medici specializzandi. Che potranno vedersi riconoscere i propri diritti retributivi sia a copertura del corso di studi sia degli interessi maturati fino ad ora. E’ solo uno degli ultimi pareri, in questo caso della Terza sezione della Suprema corte di cassazione, che va a favore dei ricorsi presentati dai medici che hanno frequentato negli anni 1982-1991 le scuole di specializzazione in medicina, senza ricevere, come invece prevede la legge, la borsa di studio mensile. Una vera e propria class action depositata, attraverso Consulcesi (l’ associazione che rappresenta oltre 30 mila medici provenienti da tutta Italia), e non solo, da circa 25 mila camici bianchi. E molti ancora ne arriveranno. Perché è già pronto il nuovo appello per tutti coloro che hanno frequentato le scuole di specializzazione dal 1994 al 2006 senza gli adeguati versamenti dei contributi previdenziali. Lo scenario Secondo l’ ultimo parere del procuratore generale della Cassazione, quindi, il diritto dei medici non si è prescritto, perché non è stata ancora attuata la direttiva che riconosce in loro favore la remunerazione per periodo di specializzazione svolto. E per questo è stato chiesto di accogliere il ricorso. La previsione di retribuire i camici bianchi che hanno frequentato i corsi di specializzazione risale ad una direttiva comunitaria del 1982 (l’ Italia ha recepito la direttiva solo nel 1991) che prevedeva tale obbligo a carico degli Stati sia per coloro che svolgessero la specializzazione a tempo pieno, sia a tempo ridotto. I numeri Negli ultimi tre anni sono stati restituiti 42 milioni di euro ai medici che hanno fatto ricorso per borse di studio non erogate per un totale di oltre 1.000 medici rimborsati. L’ ultimo episodio risale alla fine 2010 quando la Corte d’ appello di Roma ha condannato la presidenza del Consiglio dei ministri a restituire ai medici specialisti in quell’ arco di tempo, 6,5 milioni di euro, a copertura sia della remunerazione spettante per tutta la durata del corso, sia della rivalutazione delle somme e degli interessi maturati fino a oggi, in sostanza il diritto alla restituzione della somma totale. La cifra ammonta a più di 100 mila euro per ciascun medico, ed è composta dai 11.103,82 euro della borsa per ognuno dei tre anni di scuola, più la rivalutazione e gli interessi che hanno triplicato gli importi. Motivo della sentenza? Il mancato adeguamento dello Stato italiano alle due direttive europee (la n. 363/75 e la n. 76/82) che prevedevano un’ adeguata remunerazione per il periodo di specializzazione dei medici. L’ Italia ha recepito le norme in ritardo, applicandole solo per coloro che frequentavano le scuole di specialità dal 1992 in poi, senza alcun rimborso per gli specializzandi degli anni precedenti. Il futuro Ma non è finita perché l’ Associazione dei medici, così come la Codacons e altre rappresentanze sindacali di categoria, stanno organizzando ulteriori ricorsi collettivi per ottenere le differenze retributive sino a 35 mila euro l’ anno, nonché i versamenti dei relativi contributi previdenziali, per gli anni di frequenza alle scuole dal ‘ 94 al 2006. Dal 2006-2007, infatti, i medici specializzandi sono inquadrati con un contratto di formazione specialistica e percepiscono dalle università una vera retribuzione, di circa 25 mila euro per ogni anno di corso, nonché il pagamento di tutti gli oneri contributivi ai fini previdenziali e la copertura assicurativa dei rischi professionali e degli infortuni. Questi diritti, tuttavia, erano stati già riconosciuti dal 1999 con il dlgs 368 la cui attuazione è rimasta sospesa fino al 2006. Fino a quell’ anno i medici hanno percepito solamente una borsa di studio di 11 mila euro annui lordi, senza ferie, pensione, maternità e malattie.

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