14 Settembre 2007

Spaghetti in sciopero. E i prezzi salgono

LA PROTESTA DEI CONSUMATORI
Spaghetti in sciopero. E i prezzi salgono
La Bce: “Ad agosto prodotti alimentari aumentati del 30% e cereali del 50%“

MILANO ? QUASI TRE ITALIANI su quattro avrebbero rinunciato ieri agli spaghetti, un po` meno a far la spesa o a bere il caffè al bar. Anche se è scoppiata la solita guerra di cifre, le associazioni di consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) che hanno proclamato lo sciopero della pastasciutta parlano di successo, forti di un sondaggio secondo il quale il 67% dei consumatori avrebbe detto di aver rinunciato al consumo o all`acquisto della pasta. L`adesione maggiore alla protesta anti-rincari sarebbe stata registrata a Catania (71%) seguita da Bologna (69%), Firenze e Roma (68%), Perugia (65%), Torino (64%) e Milano (63%). E proprio nel giorno dello sciopero la Bce ha confermato che le materie prime alimentari hanno registrato in agosto rispetto allo stesso mese del 2006 un aumento di circa il 30% e del 50% per i cereali. E sempre a livello europeo, l`Ue è intervenuta decidendo di aumentare le scorte di grano, facendo mettere a coltura i terreni che finora gli agricoltori erano obbligati a lasciare improduttivi. Da questa decisione si spera di recuperare 17 milioni di tonnellate di cereali per il 2008. Il caro-prezzi ha infiammato le manifestazioni in un centinaio di piazze, con i consumatori impegnati a distribuire gratuitamente pasta, pane e latte. ANCHE DAVANTI a Montecitorio e all`Antitrust dove sono stati ricevuti dal presidente Antonio Catricalà che ha assicurato la vigilanza sulle degenerazioni all`interno del mercato. Una rassicurazione che arriva dopo l`impegno preso dal governo di impiegare la Guardia di Finanza contro le speculazioni. Alle accuse dei consumatori ha risposto la Confcommercio: “Protesta senza senso“. I commercianti respingono i rimandi a comportamenti speculativi, fanno notare che i rincari peseranno solo per 9 euro (su una spesa mensile alimentare di 145) e invitano a riflettere sulla “mancata crescita dei redditi reali delle famiglie“ invitando a una battaglia comune per ridurre le tasse. Più sfumata la Confesercenti che difende la piccola distribuzione e punta il dito sulla grande che, dominando il mercato, fa i prezzi. D`ACCORDO invece nel denunciare la forbice speculativa fra produzione e consumo è la Coldiretti secondo la quale dal campo alla tavola ci sono aumenti in media di 5 volte con punte di 12 dal grano al pane e di 70 dal grano ai dolci. Per la Cia invece i prezzi agricoli in un anno sono diminuiti del 2,8% con cali record per frutta (-15,2%) e ortaggi (-11,5%) ma al consumo l`incremento è stato del 2,6%. Ma l`industria della trasformazione si difende e mette sotto accusa il caro materie prime.

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