25 Aprile 2017

Sottomessi alla Ue: l’ Iva salirà da gennaio

Sottomessi alla Ue: l’ Iva salirà da gennaio
nella manovrina il
governo scrive che l’ imposta passerà dal 10 all’ 11,5% e dal 22 al 25%.
per evitare il salasso servirebbero 15 miliardi in pochi mesi

FRANCESCO DE DOMINICIS Puoi provare a raccontarla come ti pare, ma le promesse sono una cosa e i fatti un’ altra. E i fatti – nello specifico quanto scritto dal governo, all’ ultimo secondo, nella manovra correttiva – sono i seguenti: da gennaio 2018 l’ Iva salirà dal 10 all’ 11,5% (è l’ aliquota agevolata applicata ai beni di largo consumo) e dal 22 al 25% (è l’ aliquota ordinaria). Messa nera su bianco la stangata – già stabilita da vecchie leggi finanziarie con le cosiddette clausole di salvaguardia (aumenti automatici di imposta) e sterilizzata per diversi anni – il governo di Paolo Gentiloni giura di volerla azzerare a settembre con la legge di bilancio. L’ articolo 9 del decreto è intitolato «avvio della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia». Ma è un grande bluff. Perché per evitare quegli aumenti servono circa 15 miliardi e – vista la difficoltà per metterne insieme 3,1, in queste settimane, per rispettare i diktat dell’ Unione europea – appare piuttosto complicato che nei prossimi mesi si riesca nell’ impresa di trovarne molti di più. Quello inserito nel decreto legge trasformato in finanziaria anticipata – pubblicato ieri sulla Gazzetta ufficiale dopo ben due settimane dal via libera del consiglio dei ministri – non è dunque l’ inizio di un percorso di sterilizzazione, ma un pacchetto di tasse che, rispetto alla tabella di marcia programmata in passato, include uno sconto concesso da Bruxelles. Magra consolazione: perché lo sconto è davvero molto piccolo: l’ aliquota agevolata avrebbe dovuto crescere di 3 punti percentuali, mentre l’ aggravio viene dimezzato all’ 1,5% grazie alle risorse reperite con questo provvedimento e spalmate sui prossimi anni. La dote (ovvero il minor aggravio) vale circa 3,8 miliardi. Tutto qui. Del resto, è la stessa Commissione Ue a pretendere il ritocco all’ insù del prelievo sui consumi. E la linea è più che condivisa anche dal ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan, che una decina di giorni fa aveva preannunciato il pacchetto Iva salvo rimangiarselo dopo la sfuriata dell’ ex premier, Matteo Renzi. Attenzione: non si trattava di un passo indietro da parte dell’ inquilino di via Venti Settembre, ma solo di un silenzio strategico. Mentre Renzi lo attaccava, lui brigava con l’ Ue. Proprio in quelle ore, infatti, era in corso il negoziato con la tecnocrazia europea e Padoan ha provato a ottenere il massimo al tavolo con l’ Europa. Alla fine della giostra, l’ Ue ha concesso, come accennato, uno «sconticino»: l’ aliquota agevolata salirà all’ 11,5% nel 2018, ma l’ altra metà del rincaro stabilito scatterà comunque nel 2019 e nel 2020 (rispettivamente +0,5% e +1%); mentre l’ aliquota ordinaria passerà prima al 25% e poi «solo» al 25,4% nel 2019 (non più al 25,9%). Non è una riduzione, semmai un minor inasprimento. Cerchiamo di quantificare la faccenda. Secondo la legge di bilancio approvata a dicembre scorso, la rimodulazione delle aliquote Iva vale 19,5 miliardi nel 2018, 23,2 miliardi per il 2019 e altri 23,2 miliardi nel 2020. Con lo «sconticino» dell’ Ue, l’ impatto si riduce di quasi 4 miliardi l’ anno: calcolatrice alla mano, le tasse in più da versare nelle casse dello Stato, rispetto a oggi, da parte di aziende e cittadini saranno, in totale, pari a oltre 54 miliardi invece di 66 miliardi. Un conto che non tiene in considerazione la stretta sulle compensazioni fiscali, inserite nello stesso decreto, che pesano per 975 milioni nel 2017 e 1,93 miliardi l’ anno prossimo. Tasse su tasse, dunque. In teoria, c’ è lo spazio per rinviare di nuovo l’ aumento tributario su imprese e famiglie (che le associazioni dei consumatori come il Codacons calcolano in 791 euro l’ anno). In pratica, tornare indietro è una mission impossible. E a questo punto, la sterilizzazione del giro di vite Iva è un miraggio. E non solo perché ora c’ è una legge e correggerla aprirebbe le porte a un altro negoziato. Gli ostacoli sono legati anche a motivi finanziari. Secondo quanto spiegato dall’ Ufficio parlamentare di bilancio pochi giorni fa, «appare di difficile realizzazione l’ impegno a una disattivazione totale delle clausole di salvaguardia» visto che «tutto il quadro sconta un’ incertezza di base sulla dimensione stessa dell’ aggiustamento che sarà necessario». Del resto, la ripresa della nostra economia non va nella direzione sperata: se non saranno centrati gli obiettivi di crescita del pil, entro l’ anno governo e Tesoro dovranno concentrarsi a reperire quattrini per l’ ennesimo rientro del disavanzo, altro che fondi per tagliare le tasse. Non solo. Al ministero dell’ Economia raccontano che l’ operazione Iva è ormai conclusa con questo decreto e che il pacchetto è stato inserito con largo anticipo per ragioni di prudenza. A settembre l’ Italia potrebbe ritrovarsi in piena campagna elettorale, con la legge di bilancio in bilico. «Meglio evitare rischi» è il ragionamento fatto dai vertici della Commissione Ue che hanno preteso l’ immediata approvazione della misura fiscale. Tant’ è che la norma non è mai comparsa nelle bozze circolate dopo il consiglio dei ministri dell’ 11 aprile. È stato un blitz di Padoan. E più che a un disinnesco anticipato (come raccontato in questi giorni), siamo di fronte a un preavviso di mazzata fiscale. twitter@DeDominicisF riproduzione riservata LE CLAUSOLE Il governo di Paolo Gentiloni giura di voler azzerare a settembre con la legge di bilancio le clausole di salvaguardia che aumentano l’ Iva. Ma intanto mette nero su bianco che da gennaio 2018 l’ Iva salirà dal 10 all’ 11,5% (è l’ aliquota agevolata applicata ai beni di largo consumo) e dal 22 al 25% l’ aliquota ordinaria. I NUMERI Secondo la legge di bilancio approvata a dicembre scorso, la rimodulazione delle aliquote Iva vale 19,5 miliardi nel 2018, 23,2 miliardi per il 2019 e altri 23,2 miliardi nel 2020. L’ Unione Europea ha insistito perché a settembre l’ Italia potrebbe ritrovarsi in piena campagna elettorale, con la legge di bilancio in bilico. Così la Commissione ha preteso l’ immediata approvazione della misura fiscale per evitare di prendersi dei rischi. Il ministro dell’ Economia Pier Carlo Padoan \
 

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